La politica, le ancore e i camaleonti

di NICOLA DECORATO
pubblicato il 24/08/2019


Non abbiamo fior di conclusioni relative a Torino da trarre dall’epilogo di quella telenovela che è la crisi di governo. Anzitutto, perché non sappiamo se si tratti di un epilogo quanto piuttosto di un “a capo”. E perché siamo certi che il lettore, ormai stanco del turpiloquio elettorale, preferirebbe immergersi in una pagina di necrologi.

Ci consentiamo, tuttavia, di punteggiare quanto dichiarato da Chiara Appendino alla vigilia della sfiducia leghista al Presidente Conte. Il Sindaco di Torino, consapevole dei ruoli che al momento rivestono colleghi romani di partito per l’attuazione di determinati progetti per il capoluogo piemontese, ha affermato di essere “preoccupata” per la caduta di un governo che si è mostrato vicino alla città: tra i casi citati (che includono i 150 milioni di euro di investimenti in quanto “area di crisi complessa”, completamento delle operazioni di ricollocamento degli immigrati dopo lo sgombero del MOI) Appendino ha inserito il sostegno alle ATP Finals e il caso Teatro Regio. Due dossier che coinvolgono i comparti turistico e culturale locale. E che, con la caduta del governo gialloverde, rischierebbero implicitamente secondo il Sindaco di non trovare compimento con i prossimi inquilini di Palazzo Chigi.

Facciamo forse male a riprendere questi spauracchi in un Paese dove soltanto gli spauracchi hanno qualche possibilità di diffondersi tra la popolazione. Ma qualcuno disposto a setacciare le dichiarazioni che hanno a che fare con cultura e turismo ci dovrà pur essere. Perché spauracchi? Il prossimo esecutivo staccherà forse la spina dei finanziamenti nazionali a uno dei progetti sul quale l’attuale giunta ha maggiormente destinato risorse e tempo? Improbabile: la manifestazione tennistica ha costi notevolmente risicati rispetto ai potenziali ricavi. Una marcia indietro – con conseguente collasso del prestigio sportivo nazionale agli occhi del mondo – non frutterebbe alcunché.

Il caso del Teatro Regio è più articolato. In verità, parlare di un solo caso per il Teatro Regio è persino scorretto, dal momento che se ne palesano almeno due. Da un lato, quello che abbiamo raccontato con dovizia di particolari negli ultimi tempi, che ha visto succedere Sebastian Schwarz a William Graziosi alla sovrintendenza dell’ente lirico per mezzo di un rocambolesco bando pubblico dopo un funesto anno e mezzo, vissuto sotto le egide di quei cinque milioni di debiti da ripianare. Ma non crediamo che il Sindaco si riferisse a questo proposito. Più probabile che il primo cittadino parlasse di quella promessa valente otto milioni sonanti indirizzati alla meccanizzazione del palcoscenico, impegnati dal quasi ex ministro ai beni culturali Bonisoli. Fondi promessi, enfaticamente spifferati a mezzo social, ma per il cui trasferimento manca il decreto attuativo. Ad oggi, dunque, non stillati nelle smagrite casse del Regio.

Perché agitare dunque lo spettro delle possibili ricadute negative su Torino dell’implosione dell’alleanza gialloverde? Per ancorare certi insuccessi dell’amministrazione a cause di forza maggiore, probabilmente. Un messaggio chiaro, nel periodo di maggior impopolarità della giunta: “ci abbiamo provato, non ci siamo riusciti, ma non è dipeso da noi”. Preventivando alcune possibili – in certi casi assai improbabili – scelte del prossimo esecutivo.

Non conosciamo quale accoppiata cromatica descriverà il governo del successore di Conte. E non avanziamo ipotesi, consapevoli della possibilità di essere smentiti nel giro di ore. Di quarti d’ora, magari. In una eventualità nutriamo incrollabile certezza: a dispetto del binomio gialloqualcosa che andrà delineandosi, sappiamo che, camaleonticamente, il Sindaco troverà modo di mutare colore per riciclarsi come vittima dello strombazzatissimo “sistema”. All’interno del quale è necessario sapersi muovere – questo sì – camaleonticamente, ruotando scaltramente gli occhi in attesa di cogliere le migliori opportunità. Per Torino si apre in questi giorni una nuova fase, dettata da circostanze nazionali: se il Sindaco si mostrerà in grado di cogliere le migliori opportunità per la città – la vicenda olimpica qualcosa insegna – non lo sappiamo, ma temiamo che l’unico tratto del camaleonte di cui ci renderà partecipi sarà l’immobilismo.