Nome in codice Char: quel bombardamento che avrebbe raso al suolo Torino

di MICHELE BARBERO
pubblicato il 20/08/2019


Londra, Public Record Office. Tra le carte dell’archivio britannico, una in particolare riguarda il passato di Torino. Per la precisione, quello che sarebbe dovuto accadere il 20 agosto del 1943. Siamo alla svolta definitiva del secondo conflitto mondiale: le truppe del Reich occupano ancora vaste porzioni di territorio europeo, ma la stabilità dei fronti scricchiola. A est, la Russia ha inferto una ferita dalla quale la Wehrmacht non si riprenderà, difendendo Stalingrado e impedendone la caduta. Sul fronte africano, Rommel – alla testa dell’armata italo-tedesca – non è riuscito a contenere l’avanzata di Patton. E, da poche settimane, le armate alleate sono riuscite a sbarcare in Sicilia.

Il piano alleato è colpire le produttive città del nord, cuore dell’industria italiana. L’operazione, studiata sin dall’aprile ’43 e affidata al comando bombardieri della RAF, prevede di scaricare nella valle padana più di 45.000 tonnellate di ordigni, e si preannuncia come un’autentica ecatombe per il Nord Italia. Il via al piano fu ordinato in agosto, ma della quantità di bombe preventivate fu sganciata una minima – ma comunque consistente – parte: circa 3000 tonnellate che andarono a colpire, oltre che Milano e Genova nelle notti dell’8, del 13 e del 16, anche Torino nelle notti dell’8, del 13 e del 17 agosto.

Ma, per stroncare ogni forma di resistenza alla liberazione e paralizzare l’attività industriale fu programmata l’incursione più massiccia mai subita da una città italiana: nella notte del 20 agosto, 601 bombardieri avrebbero dovuto lanciare un raid su Torino.

Con gli ordini impartiti, e le squadriglie preparate e dotate di 1.700 tonnellate di bombe, al calar della sera del 19 agosto il destino del capoluogo piemontese sembra segnato. Quello che Sir Arthur Harris, in capo al comando bombardieri della RAF, non sa è che il generale Castellano e il console Montanari stanno avviando a Lisbona le prime trattative armistiziali (che avrebbero condotto all’accordo rivelato da Badoglio l’8 settembre successivo) con i plenipotenziari alleati. A rivelargli i progressi della diplomazia è una telefonata di un funzionario del Gabinetto di Guerra del Regno Unito, per ordine dello stesso Winston Churchill, a cui fa seguito l’ordine di annullare il raid.

Immediatamente Sir Harris, dal proprio quartier generale ad High Wycombe in Inghilterra, contatta telefonicamente la base aerea dalla quale si sarebbero a breve levati i volo i velivoli dell’aviazione britannica: “Non se ne fa niente, non se ne fa niente! Gli equipaggi vadano in libera uscita! Char se la cava, per questa notte!”. Char, nome inglese utilizzato per indicare il salmerino, fu impiegato negli anni del conflitto come nome in codice per Torino (le città italiane erano segnalate in codice con nomi di pesci). Per evitare che il contrordine non fosse recepito tempestivamente, dal comando di Sir Harris fece seguito un telegramma, atto a rimarcare il messaggio, di due sole parole: “Operazione annullata”.

Dei propositi britannici di radere al suolo Torino Castellano e Montanari non furono, ovviamente, informati: quel che è certo è che il tempismo nell’avvio delle trattative risparmiò a Torino e ai torinesi non soltanto il bombardamento del 20 agosto, ma anche quelli che avrebbero avuto luogo successivamente.

Nei mesi successivi, la forze della RAF furono impiegate su altri fronti, andando a supportare le manovre di terra nel corso dell’invasione alleata della Francia. Le migliaia di bombe destinate a Torino furono dirottate sulla capitale tedesca: nella notte del 19 novembre 1943, Sir Harris diede infine l’ordine di decollo, scatenando un fuoco aereo su tredici città tedesche (Berlino inclusa) che si protrarrà, quasi ininterrottamente, fino al 31 marzo dell’anno successivo.