Camilleri e Torino: ''Amo questa città, coniuga industria e letteratura''

di REDAZIONE
pubblicato il 17/07/2019


«Amo molto la città di Torino. Ci ho lavorato a lungo alla radio, alla televisione, per mesi e mesi. E ho finito per amare anche i cittadini della città di Torino. Ho trovato anche molti meridionali camuffati da torinesi, camuffati benissimo. Mi è piaciuta sempre, per la geometria delle sue strade e perché è una città che è riuscita a far respirare assieme industria – grande industria – e letteratura, e cultura. Non è da poco. Sono poche le città che riescono a mettere assieme questi due elementi che sembrano, ma non lo sono, opposti. E poi a Torino c’è il Salone del Libro: io ci sono stato tre volte, e lì mi sono reso conto come i protagonisti del Salone erano i lettori, era la gente, che visitava il Salone con una curiosità estrema, con una voglia di lettura straordinaria. Una delle cose che per esempio mi attirava del Salone era il fatto che pur essendo la gente tantissima, c’era uno spazio di respiro, c’erano degli angoli dove uno poteva restarsene lì a meditare. Un equilibrio perfetto. Mi ci sono trovato benissimo. Ora è da qualche anno che non ci vado per ragioni di limiti di età, ma credetemi che sui giornali, fin quando c’ho visto, ho seguito tutte le manifestazioni e mi sono reso conto di come andavano le cose. Quindi non posso fare altro che formulare i miei più sentiti, veri, autentici auguri per il suo trentesimo anno e soprattutto per il suo futuro».

Queste dichiarazioni del maestro risalgono al maggio 2017, in occasione della trentesima edizione di SalTo, la prima firmata dallo scrittore Nicola Lagioia come direttore editoriale. Ma il rapporto di Camilleri con Torino risale a molto tempo addietro. Oltre alle già citate esperienze in radio e televisione, lo scrittore siciliano intesse una proficua collaborazione con La Stampa, testata di riferimento del panorama sabaudo.

Il primo articolo firmato sul noto quotidiano risale al 14 giugno 1998: la storia, narrata con l’abitudinaria verve sicula, di un mistero sulle ceneri di Pirandello. Fecero seguito otto racconti, dal titolo “Il commissario di bordo”, pubblicati nel corso della stessa estate (quando nella top ten dei libri venduti in Italia figuravano ben sei dei suoi romanzi) e aventi a soggetto la figura di Cecè Collura intento a indagare su “insolite faccende” avvenute a bordo di una nave da crociera. Storie che, pochi anni dopo, saranno raccolte nel volume Le inchieste del commissario Collura). Negli anni successivi, parallelamente all’aggravarsi della vista, la collaborazione con La Stampa si fece via via meno prolifica, ma lo scrittore seguitò nel narrare fatti di cronaca della “sua” Sicilia.

Oggi, ventuno anni dopo l’inizio dell’esperienza alla Stampa, all’età di novantaquattro anni il maestro si è spento a Roma, e proprio Nicola Lagioia ha scelto di omaggiarlo così: «A stimare da come l’alba stava appresentandosi, la iurnata s’annunziava certamente smèusa, fatta cioè ora di botte di sole incaniato, ora di gelidi stizzichii di pioggia, il tutto condito da alzate improvvise di vento. Ciao Camilleri».