Seduta del Consiglio Regionale del 9 luglio 2019

La cultura secondo Cirio

di VINCENZO LO IACONO
pubblicato il 09/07/2019


Pur appartenendo al fronte “culturale”, discutere delle proteste di certi membri del centrosinistra regionale (criticati da altri stessi colleghi di partito) relative all’assegnazione della delega direttiva del Comitato della Resistenza al neopresidente del Consiglio Regionale Stefano Allasia (Lega) nel corso della seduta di insediamento del nuovo Consiglio Regionale, non ha troppo senso. Se qualche eletto tra i banchi dell’opposizione si aspettava una Lega lontana dal ruolo di asso pigliatutto, disposta a dispensare incarichi ai membri della minoranza è tanto sprovveduto quanto inetto alla guerra interna a quella House of Cards in salsa sabauda che è Palazzo Lascaris. È la politica, bellezze.

Più interessante risulta, invece, il segmento di discorso del neopresidente Cirio dedicato alle politiche culturali. Non troppo esteso né elaborato (presagio forse del ruolo minoritario che il comparto turistico-culturale rivestirà nei cinque anni di questa amministrazione), nel quale si rintracciano le linee guida di gestione pubblica già precedentemente esposte dal langhetto nei giorni successivi all’elezione. Nulla di nuovo sotto il sole.

Non avendo Cirio citato casi specifici (ma è probabile che i dossier più scottanti siano quello relativo al Regio, al Salone e al Museo del Cinema), è prematuro offrire valutazioni nel merito. Ci limitiamo dunque a prendere atto della parole del Presidente, confidando in una felice conversione in fatti in un più o meno prossimo futuro. Ma rimanendo vigili, questo sì: ricordiamo tutti i buoni propositi in materia di amministrazione culturale espressi dalla Appendino di minoranza prima del suo ingresso a Palazzo Civico, quasi mai tradotte in atti pratici di buona politica. Altre cantonate non ne vogliamo prendere.

L’INTERVENTO DI CIRIO“Con lo stesso ragionamento (valutare singolarmente i casi di necessità di intervento pubblico, ndr) lavoreremo per distinguere tra le manifestazioni culturali quelle che necessitano della presenza e del sostegno del pubblico, perché strutturalmente non hanno la capacità di camminare da sole, ma dall’altra parte pensiamo che tanti eventi culturali devono imparare a stare sul mercato, che abbiano senso di continuare a esistere se sanno anche stare sul mercato. È una via di equilibrio. Qualcuno diceva che con la cultura si crea la coscienza civile di una comunità. È una frase vera, giusta, e noi crediamo che su questo si debba lavorare, ma che allo stesso tempo ci debba essere una regola di mercato sull’autosufficienza di alcune manifestazioni e soprattutto sul ritorno che queste possono dare anche in termini di presenze, di promozione culturale e di crescita di questa coscienza.”