La bella estate dei Musei Reali (e le acrobazie di Pagella)

di VINCENZO LO IACONO
pubblicato il 26/06/2019


Quest’anno, come già scritto, i Musei Reali non beneficeranno dell’antistante rassegna “Torino Estate Reale” sita lo scorso anno in Piazzetta Reale. Poco male, per la verità: anzitutto perché la rassegna comunale, senza struttura né obiettivi, ha spalancato una porta sulla povertà qualitativa e intellettuale di chi l’ha pensata; in secondo luogo, perché alla speranza che qualche spettatore si sia incuriosito sull’apparato museale custodito dal solenne edificio dominante il palco non hanno fatto seguito riscontri oggettivi, com’è naturale; infine, perché l’installazione di palco coperto, sedie e quant’altro a coprire la facciata di Palazzo Reale non rappresentava certo un buon biglietto da visita per la piazza-vetrina della città in uno dei mesi di punta per il turismo.

Ma, estati reali o meno, qualche giorno fa appare, tra le stories della pagina Facebook dei Musei Reali, un eloquente post titolato “La bella estate dei Musei Reali”, a cui fa seguito una descrizione più approfondita sul sito web. Perché il principale polo museale torinese, pur fronteggiando scarsità di finanziamenti e risorse umane, è comunque riuscito ad assemblare un dignitoso programma di eventi ed attività.

Vengono giustamente citate le due mostre, incentrate sulle figure di Da Vinci e Riccardo Gualino, che proseguiranno per tutta l’estate: valgono entrambe, e sono più che meritevoli di una visita. Si presentano le attività corollarie, tra cui le visite con i volontari dell’associazione “Amici di Palazzo Reale” (cui percorsi conducono al recentemente restaurato Appartamento dei Principi Forestieri e, fino al 30 giugno, anche alle Cucine Reali), o il workshop per adulti appassionati di disegno e acquerello “L’Isola Reale en plein air”.

Si parla poi del sistema di tariffe agevolate e visite gratuite. A cominciare con l’ingresso gratuito per tutti ogni giovedì dalle 17.00 alle 19.00: fascia di visita solitamente poco gettonata, ma che potrebbe rappresentare un buon incentivo per chi il museo non lo ha mai visto. Ma, se da un lato si tratta di una prospettiva di un certo peso per chi a Torino e dintorni ci abita, e che potrebbe dunque essere incentivato a tornare come visitatore pagante nel futuro, potrebbe rappresentare un danno di ritorno per i mancati incassi di potenziali turisti internazionali paganti qui e ora. Che non è affatto scontato (anzi, a dirla tutta altamente improbabile) tornino a Torino nel futuro.

Vi sono poi le agevolazioni imposte dal Mibac (comuni dunque a tutta la penisola), gravose per le smagrite casse dei musei nazionali: ingresso sempre gratuito per i minorenni, gratuito per tutti in occasione di ventidue giorni l’anno (prime domeniche del mese e festività varie), al costo di due euro per i maggiorenni under venticinque. Per determinare il peso di queste misure, è sufficiente prendere in esame le dichiarazioni di Enrica Pagella, al quarto anno come direttrice dei Musei Reali, relative agli ingressi del 2018: su circa 461.000 visitatori, ha pagato il prezzo intero del biglietto solo la metà ed è entrato gratuitamente un quarto di questi. I restanti biglietti venduti hanno reso meno della metà del loro valore. Numeri determinati anche dalle – pessime – clausole dell’Abbonamento Musei, che garantisce una rendita ai centri museali pari a circa il 40% degli incassi complessivi.

È la solita vecchia storia dello Stato che si fa bello mentre le istituzioni culturali ci rimettono. Accade con le fondazioni lirico-sinfoniche, accade con i cinema, accade con i musei. Perché lo Stato non copre alcuna perdita dovuta a ogni sorta di agevolazione. Di finanziamenti extra utili a coprire i mancati introiti neanche l’ombra. Con i direttori dei poli di cultura che si vedono costretti quotidianamente ad acrobazie di bilancio, problemi di scarsità di personale (entrambi i casi vedono coinvolti in prima linea i Musei Reali) e costi di gestione delle strutture (per i quali arriva dal Ministero, nel caso considerato, un fondo di circa un milione e mezzo l’anno, destinato a coprire le spese di elettricità, acqua, pulizie, ma che non finanzia processi di restauro e altri oneri artistico-scientifici, pagati con i meno di due milioni di incassi di biglietteria).