A Torino l'esercito dei no vuol far piovere sul bagnato

di MICHELE BARBERO
pubblicato il 22/06/2019


È sufficiente gettare uno sguardo comparativo alla programmazione estiva di Torino e Milano per rendersi conto del gap abissale che Torino è chiamata a colmare (o almeno a provarci) per evitare di essere fagocitata da parte del capoluogo lombardo. Di spinte in direzione nordest ne abbiamo avute in sufficienza negli anni passati (vedi Salone del Libro), a dimostrazione di una purtroppo consolidata tendenza che vede in Milano una potenziale boccata d’aria fresca (che significa sonante liquidità) per manifestazioni, festival, grandi eventi e quant’altro.

E, se spesso è possibile addossare colpe e responsabilità ai signori di Palazzo, il caso del Kappa FuturFestival dimostra che l’incapacità di valorizzare il proprio patrimonio e le proprie risorse parte da assi più in basso. La notizia, così come riportata da TorinoToday, è la seguente: “I cittadini della Circoscrizione 5 sono sul piede di guerra. Il 6 e 7 luglio al Parco Dora, come ogni anno, è in programma il Kappa Futur Festival, la kermesse di musica elettronica che porta a Torino appassionati da tutta Italia e dall'estero, e il "no" da parte di chi abita nel quartiere diventa ad ogni edizione più secco. Per la musica assordante, per lo stato in cui viene lasciato successivamente all'evento il parco - non solo per i rifiuti ma anche per gli atti di vandalismo - e per il fatto che tra allestimenti prima e smontaggio dopo, l'area verde resta off limits ai cittadini per qualche giorno.

È ormai nota la protesta ogni anno, del Comitato Dora Spina Tre ma questa volta non è il solo a manifestare la contrarietà alla kermesse […] “La sindaca Chiara Appendino e l’imprenditore Marco Boglione - suggeriscono in una nota congiunta di Paolo Biccari e Marco Paganelli, responsabili di Giustizia & Sicurezza, e Armando Monticone, presidente dell'Aquilone di Legambiente - spostino il KappaFutur Festival 2019 dal Parco Dora allo Scalo Vanchiglia, ex ferrovia di corso Novara lontana dai centri abitati, o annullino l’importante evento internazionale".

"La contrarietà verso quest'ultimo - proseguono - , causata dalle legittime esigenze di 12.000 residenti del quartiere che sarà  interessato da notevoli disagi anche ambientali, non venga ignorata. Il volume elevato della musica non ha consentito,  a tali persone in passato, di riposare serenamente nelle ore notturne. Ci mobiliteremo affinchè sia rispettata la quiete pubblica, poiché essa è un diritto fondamentale che vale più di qualsiasi interesse economico. Le istituzioni si schierino dalla parte dei cittadini più deboli - concludono - e non del potente manager di turno, evitando così tra l’altro pessime figure davanti agli occhi del mondo che saranno puntati sul capoluogo piemontese”.”

Quanto all’eventuale disturbo arrecato ai cittadini della fascia urbana più prossima a Parco Dora non è possibile affermare il contrario. D’altronde, si tratta di questioni soggettive. Non amo il genere di musica proposto dal KFF, ma convengo si tratti uno degli eventi più attrattivi del territorio torinese: capace di convogliare turismo molto più di tanti(ssimi) eventi a firma Comune & Co. L’edizione 2018 fece registrare circa 50.000 spettatori, il 35% dei quali provenienti dall’estero (in crescita del 40%), 15.000 pernottamenti nelle strutture ricettive cittadine e 15 milioni di euro di stimate ricadute economiche sul territorio. Mica spiccioli.

Eppure, puntualmente, un comitato di cittadini pretende di parlare a nome di un intero quartiere per far sloggiare il KFF dal quartiere San Donato. I motivi per cui una tale ipotesi è sufficientemente scellerata da essere presa tanto sul serio quanto sul ridicolo sono presto detti.

Di problemi i grandi eventi a Torino ne hanno già in quantità industriale: per quale malsana ragione se ne dovrebbero creare di nuovi resta un mistero. Probabilmente il comitato in trincea non lo sa, ma dislocare un festival di certe dimensioni comporta disagi organizzativi e logistici legati alla gestione della nuova sede non indifferenti. Fosse una manifestazione comunale, poco male. Ma si tratta di un evento privato. Che chiede poco e porta tanto. E, in assenza di condizioni favorevoli (o perlomeno sostenibili) il privato farebbe valere il sacrosanto diritto di andarsene da un’altra parte. Milano, per esempio.

Fa sorridere, per giunta, che le voci di protesta giungano dagli stessi comitati impegnati nella battaglia per il recupero delle periferie. Potrà non piacere, ma le periferie non si salveranno con qualche gazebo di intrattenimento propinato qua e là durante l’estate. E lo afferma chi, in periferia, ci abita. Per garantire una dignitosa vivibilità a Torino Nord e dintorni servono denaro e investimenti, capaci di smuovere l’economia territoriale. Ad oggi il KFF adempie a questo compito meglio del Comune. Se le periferie vogliono ripartire, si mostrino accoglienti rispetto a questo genere di eventi: la rincorsa non si prende stando fermi, ma accettando di compiere qualche passo indietro.