Sì, l'estate torinese è a rischio

di VINCENZO LO IACONO
pubblicato il 20/06/2019


Il preludio agli inconvenienti dell’estate torinese era stato rappresentato dalla mancata proiezione di “The Cove”, nell’ambito di Cinemambiente, sul prato di fronte l’Imbarchino, vietata dal Comune dopo un’iniziale approvazione per potenziali rischi connessi, causa fili scoperti e conformazione del luogo.

Sopraggiunge immediata la voce dei gestori dell’Imbarchino, i quali lamentano norme stringenti oltre il limite necessario e l’atteggiamento del Comune che prima delibera l’attività per poi bloccarla. Specie perché, e qui sta il reale problema, quello di The Cove non si tratta di un caso isolato: l’Imbarchino ha vinto uno dei nove bandi – dopo che l’anno scorso andarono deserti (i gestori non avrebbero ricevuto contributi dalla Città, ma avrebbero dovuto rimetterci di tasca propria, e inoltre furono pubblicati in ritardo) – per riallestire i Punti Verdi. E ben dieci degli eventi organizzati dall’associazione Amici dell’Imbarchino sono proiezioni cinematografiche. Per le quali, assai probabilmente, ora si prospetta lo stesso esito.

Così, a mezzo Facebook, gli organizzatori tornano a farsi sentire: “Faremo di tutto per cercare di sbloccare la situazione entro l’estate, così da garantire il calendario di eventi estivi che abbiamo in programma. Siamo convinti che un altro modo di vivere il Parco sia possibile, e ci impegneremo per realizzarlo”.

Di Punti Verdi, a questo punto, ne resterebbero otto. Numero sufficiente per non parlare di estate a rischio. Passano due settimane dall’ “inconveniente” dell’Imbarchino (se così è definibile, dal momento che si tratta, molto più semplicemente, da una pessima gestione burocratica della cosa pubblica), e la ruota della (s)fortuna si orienta a un secondo punto verde, quello di San Pietro in Vincoli. Il quale viene chiuso per violazione delle norme relative alla capienza.

Scrive a tal proposito La Stampa: “La struttura era autorizzata ad ospitare al massimo 99 persone, così nelle prime ore di domenica scorsa, per ripristinare le adeguate condizioni di sicurezza è stato fatto uscire tutto il pubblico in eccesso. Il meccanismo è chiaro: sotto le 200 unità per ottenere l’agibilità basta una relazione tecnica, ma oltre quella soglia il via libera deve arrivare dalla commissione comunale di vigilanza. Per questo motivo ai responsabili dell’evento, oltre a una multa, è stata formalizzata una denuncia penale, mentre la commissione competente dovrà riunirsi nei prossimi giorni per decidere sulla riapertura”.

A questo punto, dunque, due considerazioni sono dovute. La prima: non sono tra coloro che adduce la colpa ai signori di Palazzo per qualsivoglia inconveniente. Siamo nel mondo degli eventi, e gli intoppi accadono. Spesso per contingenze esterne all’aspetto organizzativo. Ma, se parliamo di parametri di sicurezza (all’origine di entrambi casi citati), si da’ per scontato che la commissione di sicurezza del Comune ne sia a conoscenza prima di avvallare un evento, richiami potenzialmente venti persone o duecento. Non si accolla l’onere dell’organizzazione (aspetto che richiede tempo e risorse) a un’associazione o ente per poi fischiare fallo a gioco fatto. In questi casi, un certo grado di professionalità è dovuto alla cittadinanza pagante.

La seconda: della bontà delle intenzioni dei vincitori dei bandi non voglio dubitare. Ma il Comune, prima di determinare vincitori e vinti dei bandi che egli stesso propone, è chiamato a svolgere un’analisi lucida e – si spera – obiettiva i merito al valore dei candidati. Non si assegnano compiti a destra a manca senza svolgere un ruolo di supervisione nei confronti dell’operato dei comitati organizzatori. Assegnazioni dettate dalla foga di rimediare in tempi sbrigativi al colossale danno d’immagine causato all’amministrazione dai tardivi bandi andati deserti nel 2018. In sostanza, fare le cosa alla bell’e meglio pur di riallestire la fotocopia sbiadita di quelli che furono i Punti Verdi di Balmas.