Anche Davide Ferrario si schiera contro il maxiassessorato a commercio, turismo e cultura

di REDAZIONE
pubblicato il 18/06/2019


Dalle colonne del Corriere della Sera, anche il celebre regista Davide Ferrario, torinese d’adozione, si è schierato contro la scelta della nuova giunta regionale di accorpare in un maxiassessorato commercio, turismo e cultura: “Facciamo gli auguri a Vittoria Poggio, neoassessore, anche se il suo curriculum lascia qualche perplessità: commerciava in oreficeria e sportswear. La verità è che della cultura alla politica interessa ben poco persino in una regione culla intellettuale d’Italia”.

E prosegue: “Giusto un mese fa, su queste colonne, criticavo la scelta programmatica, in voga da anni da parte delle amministrazioni di centrosinistra, di accorpare gli assessorati alla Cultura e al Turismo; col risultato di abbassare la cultura, da valore a sé stante, a mero supporto delle attività economiche. Non c’è niente di male, sia chiaro, a mescolare business e cultura, basta non perdere di vista il principio che la cultura è l’elemento fondante di una società, non uno strumento per produrre guadagni. Di conseguenza, può avere un costo – ma non ha prezzo. Ma dato che la verve creativa dei politici è più brillante di quella degli stessi artisti, ecco che la nuova giunta di centrodestra si presenta con un inedito assessorato — a trazione leghista — che non solo mette insieme Cultura e Turismo, ma ci aggiunge pure il Commercio. Certo, siamo lontani da altre triadi assessorili care ai leghisti pre-Salvini, tipo “Cultura Identità e Tradizione”, ma anche questa promette di considerare la cultura non un fine in sé stesso ma una variabile legata ad altri parametri.

Ferrario propone poi un esaustivo riassunto della carriera imprenditoriale di Vittoria Poggio, ricordando come, sul sito web del neoassessore (compare il suo programma come candidata alle elezioni europee), si parli di rispetto degli stati nazionali, libertà delle imprese e sicurezza delle città. Di cultura, neanche l’ombra.

E conclude: “La verità è che della cultura in quanto tale alla politica interessa ben poco. Smuove minimi flussi in termini di consenso ed è un assessorato senza soldi, nonostante sia il primo settore in cui si va a tagliare. Basta leggere le cronache politiche per capire che l’assegnazione dell’assessorato regionale è il prodotto del gioco di potere tra i partiti. Così, per evitare di farlo sembrare quello che di fatto è considerato, ecco l’idea di metterlo insieme a qualcos’altro, per dare quella patina di cambiamento e imprenditorialità che fa tanto contemporaneo. Mi chiedo cosa direbbe di quest’idea turistico-commerciale di cultura il piemontese Primo Levi, di cui si pretende di celebrare oggi il centenario della nascita: che sta avvenendo in sordina forse proprio perché non si sa come fare un business del testimone di Auschwitz. Eppure Torino e il Piemonte sono una delle culle intellettuali del Paese. Resta infine un mistero perché non si mettano insieme gli assessorati dell’Istruzione e della Cultura. Come se il primo dovesse solo occuparsi di aule che crollano e di questioni sindacali degli insegnanti — e l’istruzione non fosse invece legata con un filo rosso all’idea che la scuola serve a produrre cittadini in grado di capire e amare la storia culturale di questo paese. Nonché di viverci e di progettarne il futuro.”.