Chiara Giannini, Nicola Lagioia e Vittoria Poggio

Lagioia stai sereno

di GIUSEPPE RIPANO
pubblicato il 15/06/2019


Alberto Cirio è langhigiano, e da buon langhigiano è uno che bada al sodo. E al denaro. Ragion per cui, se dipendesse dal neopresidente regionale, la leadership al Salone del Libro di Nicola Lagioia, che negli ultimi anni ha macinato numeri (e incassi) record sarebbe blindata.

A scompigliare le carte in tavola vi è però il profilo designato a guidare il comparto turistico-culturale regionale dallo scranno dell’assessorato: trattasi di Vittoria Poggio, salviniana di ferro, non certo una figura che abbia titolo a parlare di cultura, ma che non avrà dimenticato “l’affronto” subito da Altaforte (casa editrice del libro su Salvini) con la cacciata del relativo stand dall’ultima edizione del Salone del Libro.

L’affaire Lagioia era stato ampiamente trattato in queste pagine con l’approssimarsi delle elezioni. E la possibilità che l’operato del nuovo assessore ricalchi le nostre previsioni si fa sempre più concreta, così come la possibilità che Lagioia debba radunare armi e bagagli per sloggiare da Torino e dintorni. Quello del direttore editoriale di SalTo non è l’unico dossier culturale in cui il nuovo esecutivo regionale tenterà di metter mano, ma è di certo il più eclatante. Specie considerata la corsa – matta e disperatissima – della Regione per tenere il passo di marcia dei cugini lombardi. Spedire Lagioia lontano dalla Mole equivale a tirarsi una notevole zappata sui piedi in uno dei pochi settori nel quale Torino e il Piemonte possono ancora giocarsela con Milano & Co.

Ora, se da un lato s’illuminano i fari della buona politica – quella che bada al sodo, intendiamoci, interessata alle ricadute economiche di un evento di portata internazionale qual è il Salone, e capace di riconoscere meriti e potenzialità di Lagioia in tutto ciò – dall’altro fanno sponda quelli dell’ideologia cieca e improduttiva, interessata al rendiconto elettorale più che a quello finanziario. E, in una giunta a pressoché totale trazione leghista, è facile intuire verso qual porto si dirigeranno i nostri nocchieri.