Da destra verso sinistra: Cirio, Chiamparino, Boero e Bertola

La cultura oltre la cultura

di NICOLA DECORATO
pubblicato il 11/06/2019


Non v’è dubbio che la campagna elettorale locale per le regionali in Piemonte non abbia ricalcato nei toni, nelle modalità, nel grado di conflittualità e violenza verbale quella nazionale per le Europee. E non è un caso che le esternazioni meno composte siano venute proprio dai leader dei partiti di Roma in trasferta sotto le Alpi, che ben poco hanno colto di quella “sabaudità” che ogni aspetto della vita pubblica permea e caratterizza all’ombra del Re di pietra.

In tal senso, i tre principali candidati nella corsa a Palazzo Lascaris – l’uscente Chiamparino, l’arrembante Cirio, il meno chicchierato Bertola – hanno fornito una piacevole dimostrazione di cultura sabauda, all’elettorato come ai vertici nazionali delle rispettive coalizioni. Cultura politica che è antitesi massima e quintessenziato compendio di e per una politica circense e gladiatoria qual è quella nostrana.

Non è infatti necessario essere affiliati o estimatori di ciascuno dei partiti di provenienza dei candidati per stimare il garbo con il quale hanno condotto la campagna elettorale. E, a dispetto di una carnevalesca tifoseria da stadio manifestata dai sostenitori social delle tre fazioni in campo, reputo doverosa una generale convergenza nell’affermare che la nomenclatura di spicco presentatasi a questa tornata elettorale ha rifilato una lezione di buona politica ai colleghi amministratori in quel di Roma come agli elettori, ubriacati da una propaganda bifolca e urlatoria. Ma che i massimi leader dei partiti di massa facciano propria la lezione di Chiamparino, Cirio e Bertola è più una mira velleitaria che non una realtà futuribile.

Quest’ultima chiamata alle urne è stata, per certi versi, la campagna elettorale tipo da buon salotto piemontese: con poche villanie, tante ciarlerie salottiere e reciproci attestati di stima. Atteggiamenti utili – forse – a tappezzare certe penurie dei differenti programmi elettorali, del tutto oberati nella comunicazione alla platea elettorale dalle importune e ridondanti parole d’ordine di importuni e ridondanti segretari nazionali di partito impegnati nella corsa alle europee.