I mondi di Riccardo Gualino: una ''collezione biografica'' in mostra a Palazzo Chiablese

di ALESSANDRO SOCIALE
pubblicato il 09/06/2019


Diciotto stanze per più di duecento opere in mostra nelle Sale Chiablese. Il filo conduttore è Riccardo Gualino (Biella 1879 - Firenze 1964), la sua famiglia e la sua vita come imprenditore e mecenate “rivoluzionario” degli inizi del Novecento. A cura di Annamaria Bava e Giorgina Bertolino, il progetto dei Musei Reali di Torino punta ad accompagnare il pubblico nella vita di Gualino attraverso la ricostruzione della sua collezione secondo un ordine dettato dalla vita dell’imprenditore e non dalla datazione delle singole opere. Una mostra di studio basata su una campagna di ricerca proprio su Gualino, un tentativo “rischioso” per far conoscere al grande pubblico la figura del mecenate piemontese. Fra i pezzi di spicco: la “Venere” di Botticelli, “La Négresse” di Manet, “Paesaggio campestre” di Monet, il “Buddha Shakyamuni in meditazione”.

Grande imprenditore e mecenate, Riccardo Gualino rappresenta una figura straordinaria per il suo tempo, investendo non soltanto nella finanza e nell’imprenditoria ma anche nell’arte “antica e recente”. Compone la sua collezione di pezzi unici: medievali, rinascimentali, ottocenteschi e via discorrendo. Di particolare spessore la sezione dedicata all’arte orientale e quella dedicata alla danza, promossa da Gualino e da sua moglie Cesarina, quando ancora era considerata un’avanguardia in Italia e non la forma d’arte riconosciuta oggi.

L’esposizione vanta opere provenienti dalla Galleria Sabauda di Torino, dalla Banca d’Italia di Roma e da musei, istituzioni e raccolte private da tutto il territorio nazionale, che hanno raccolto i pezzi della collezione dopo la “bancarotta” di Gualino. Si inizia dagli anni di Cereseto Monferrato, dove egli fece edificare un castello in stile neogotico -presto aperto al pubblico-, si prosegue verso l’apice della sua carriera, fino alla caduta dell’impero economico e alla conseguente prigionia in epoca fascista con liquidazione di tutti i beni. Si conclude quindi con il suo ritorno dalle ceneri, con il trasferimento a Roma e la seconda collezione.


L’allestimento di Loredana Iacopino è stato magistralmente pensato per ognuna delle diciotto stanze, come se si aprisse una finestra in grado di collegare i piccoli spazi di Palazzo Chiablese ai tempi e i luoghi del primo Novecento. Si può ammirare una ricostruzione dello studio di Gualino in quello che oggi chiamiamo “Palazzo Novecento”, con la scrivania massiccia e i soprammobili antichi. Le proiezioni, più di una, che permettono di rivivere i passi della famiglia Gualino, fra cui i giochi delle giornate al mare riprese da Cesarina. Persino le emozioni più grigie e forse angoscianti del confino a Lipari sembrano prendere vita con le pitture con cui Cesarina occupa il tempo sull’isola, l’autobiografia “Frammenti di vita” e il romanzo “Uragani” che Riccardo compone e porta a termine mentre è in esilio.

La mostra è frutto di una stretta collaborazione fra Musei Reali di Torino, Banca d’Italia e Archivio Centrale dello Stato (con sede a Roma). La Banca tenta così di rivalutare il proprio ruolo all’interno dell’arte per diventarne parte attiva, sfruttando proprio le opere che Gualino aveva concesso a garanzia del debito dopo il tracollo finanziario. Grazie al “motore” costituito da questa mostra, invece, l’Archivio Centrale ha avviato un progetto di digitalizzazione delle carte relative a Gualino, a sua moglie e alla loro cerchia di amici, fra cui personalità di spicco dell’arte e della politica.

In esposizione dal 7 giugno al 3 novembre 2019 nelle Sale Chiablese (Torino, Musei Reali), la rassegna di sculture, video, fotografie e quadri racconta la storia di un uomo, un piemontese, e della magnifica collezione d’arte che ha costruito, perso e ricreato.

Insieme alla mostra viene pubblicato il libro “I mondi di Riccardo Gualino”, edito Umberto Allemandi, contenente saggi, tavole e fotografie che fanno riferimento alla mostra.

Si tratta sicuramente di un’opera titanica quella esposta nelle Sale Chiablese, un tentativo di rinnovare l’idea di mostra e mecenatismo, sfruttando una figura influentissima del panorama torinese. Se una mostra così “particolare” convincerà o meno, il tempo soltanto saprà dircelo, tuttavia la ricostruzione fedele e il lavoro di recupero e allestimento meritano senza dubbio un plauso della critica.