A Torino la cultura la fanno i privati: il caso dei Musei Reali

di MICHELE BARBERO
pubblicato il 10/06/2019


Mezzo milione per dare seguito al sogno delle direttrice dei Musei Reali Enrica Pagella di tenere aperto il polo tutta la settimana. Sette giorni su sette, lunedì inclusi. Una mezza utopia, fino a qualche tempo fa, per un museo che, essendo statale, è impossibilitato per legge a richiedere prestiti a enti privati e fondazioni bancarie.

E invece il finanziamento, destinato per l’appunto alle aperture straordinarie del lunedì (e al reclutamento del necessario personale aggiuntivo, dato che soltanto due terzi delle figure necessarie alla vita del Museo sono assunte in pianta stabile), arriverà sotto forma di investimento da parte della Compagnia di San Paolo, sempre più calata nella parte (insieme alla Fondazione CRT) di assessore ombra alla cultura torinese.

Le premesse per un investimento fruttuoso ci sono tutte. Dopo un primo periodo di assestamento dopo la riforma Franceschini degli enti museali, sotto la guida di Pagella i Musei Reali hanno macinato numeri record, aumentando di circa il 50% il numero di visitatori in tre anni (registrando un vero e proprio boom nel 2018), e posizionandosi dodicesimi in classifica mondiale (in mezzo a giganti quali Louvre e British Museum) per numero di ingressi nel corso della Week of Museums di maggio 2019. E riaprendo stanze e luoghi da tempo non visitabili, come il gabinetto del segreto maneggio, l’appartamento del Re e la Cappella Regia o l’appartamento dei Principi Forestieri– chiuso da oltre quindici anni – a Palazzo Reale.