Ora a Torino si paralizza anche l'iniziativa privata. Estate del Valentino a rischio?

di VINCENZO LO IACONO
pubblicato il 07/06/2019


Avvertenza per futuribili indignados pronti ad addossare responsabilità di fatti e misfatti alla giunta: quanto narrato nell’articolo non ha a che fare con l’operato dell’amministrazione politica. La gestione di eventi è infatti attività condivisa con altri enti e istituzioni del territorio, quali la prefettura e la commissione di vigilanza. E proprio di quest’ultima andremo a parlare.

Il fatto è – sommariamente – questo: il Comune, per mano della commissione di vigilanza, ha vietato la proiezione di The Cove, pellicola inserita nell’ambito della rassegna di Cinemambiente. Proiezione che avrebbe dovuto svolgersi quattro sere fa al Valentino, sul prato fronteggiante l’Imbarchino, noto locale del parco, annullata in fretta e furia dal comitato organizzatore a causa della tardiva comunicazione di non fattibilità (ma riuscito comunque a spostare, in extremis, al Cinema Centrale).

Tre i motivi per quali la commissione tecnica incaricata della valutazione avrebbe negato la possibilità: suolo prescelto inclinato (possibile ostacolo per gli spettatori in caso di emergenza), presenza del proiettore in mezzo al prato e cavi elettrici posati sull’erba.

Che adesso sorga preoccupazione rispetto alle attività estive che coinvolgeranno la stessa areaè naturale. D’altronde l’Imbarchino, tra i nove vincitori del bando per l’organizzazione dei Punti Verdi, propone una programmazione quantitativamente notevole: venti appuntamenti, tra i quali dieci proiezioni. Qualora la metà di questi non superasse il vaglio dei tecnici, la già scarna estate torinese sarebbe centro di un’operazione al ribasso non indifferente.

Due considerazioni sono, a questo punto, dovute. La prima ha a che fare con la sancarlofobia. Ovvero il timore probabilmente spropositato di certi ambienti rispetto a qualsivoglia forma di evento pubblico all’aperto dalla nota sera del giugno 2016. Che imperdonabili errori siano stati commessi quanto alla gestione dell’ordine pubblico nella piazza è palese. Che ciò debba rappresentare uno spauracchio spesso infondato utile ad affossare eventi pubblici di portata ben minore è però altro discorso. Assolutamente non comprensibile.

La seconda ha invece a che fare con il generale andamento delle attività culturali e ricreative che vedono luce sul suolo sabaudo. Attività che, ultimamente, non proliferano. Sarebbe quanto mai apprezzabile che gli organismi politici, amministrativi, di controllo del territorio non contribuiscano ad affossare ulteriormente un settore che, dopo il boom connesso alle manifestazioni olimpiche di tredici anni fa, non vive certo la propria età dell’oro, soffocando gli spesso felici esiti della privata iniziativa.