Perché Luxuria a Lovers è potenzialmente una buona scelta

di NICOLA DECORATO
pubblicato il 07/06/2019


Luxuria, neodirettrice di Lovers Film Festival, ha soltanto due strade di fronte a sé. La prima consiste nello sfruttare la popolarità mediatica acquisita in anni di più o meno dignitose comparsate televisive, così come la fitta rete di contatti ribruscolati nel mondo dello spettacolo, affinché lovers possa compiere il definitivo salto di qualità e reclamare un posto tra i grandi festival nazionali. La seconda strada, ammesso e non concesso che all’ombra della Mole dignitari della cultura sabauda come Sergio Toffetti (presidente del Museo Nazionale del Cinema) ne accettino la percorribilità, è di svolgere un più contenuto ruolo di sola supervisione al festival, lasciando ad altri le deleghe di sviluppo artistico.

Dal canto nostro, non crediamo nella fattibilità della seconda ipotesi. A dispetto di certe – assai poco decorose – partecipazioni a format televisivi di dubbia levatura intellettuale, Luxuria non è certo una novizia in fatto di cultura. Cinquantaquattro anni il prossimo 24 giugno, l’ex deputata tra le fila di Rifondazione può vantare una laurea con lode in Lingue e letterature straniere, conseguita presso l’Università La Sapienza, quando ancora i titoli accademici non venivano distribuiti alla frequenza dei pacchi Amazon. E gli interventi operati nelle aule parlamentari – indipendentemente dalla condivisione dei contenuti – rendono il giusto onore alla sua figura.

A confermare la bontà della prima eventualità interviene la dichiarazione della stessa Luxuria, la quale afferma l’intenzione di trasferirsi a Torino per seguire da vicino gli sviluppi di Lovers. Non che si tratti di un’inossidabile garanzia di buona resa (qualitativa) del festival. Ma è proprio a quello che servono i comitati editoriali. E Lovers ne vanta uno davvero tosto, che con finanziamenti mediamente inferiori alla concorrenza di poli urbani grandi quanto o più di Torino, tira puntualmente fuori dal cappello rassegne ben ponderate tra ottimi esiti qualitativi, ottime risposte di pubblico e capaci di rappresentare opportunità di rilievo per enti e associazioni del territorio.

Luxuria, al mondano cosmo della cultura torinese, serve. Serve per superare quel diffuso clima di understatement tutto sabaudo, e che rappresenta un freno per la visibilità mediatica su larga scala. Gli unici grattacapi proverranno, prevedibilmente, dalla futura giunta di centrodestra. Di cui alcuni dei probabili membri già nel 2011 mostrarono tutta la loro avversione a Lovers non concedendo il patrocinio per l’edizione di quell’anno. Facile intuire che Luxuria (transgender, di sinistra, più volte apertamente schieratasi contro la destra sociale: non certo caratteristiche apprezzate in quel di via Bellerio) andrà di traverso a certi membri della nuova amministrazione. Magari proprio all’assessore alla cultura, qualora dovesse provenire dalle fila della Lega o di Fratelli d’Italia.

La speranza – ma che è a tutti gli effetti un invito a una certa nomenclatura politica più vicina al trogloditismo circense che non alle istanze del Buongoverno – è che i nuovi governanti sappiano adempiere alla vocazione della buona destra liberale: infischiarsene di certe vocazioni tradizionaliste (e improduttive) e accettare la figura di Luxuria per quel che è. Un incentivo agli investimenti dei capitali che contano in Lovers e, più in generale, nel cinema torinese. Non opponendosi al ruolo sempre più centrale nel panorama culturale rivestito dall’immagine mediatica, strettamente connessa al ruolo del dio denaro. Che non è solo importante: è l’unica cosa che conta.