Dicono a Palazzo: ''Non bruciamo un assessore tecnico per la cultura''

di NICOLA DECORATO
pubblicato il 29/05/2019


Trovare la quadra nel processo di nomine dei membri di una giunta non è mai fatto semplice o scontato. Specie se i membri di governo provengono da tre partiti differenti, ciascuno incline a specifici assessorati, vuoi per tornaconto elettorale, vuoi per necessità di concedere la poltrona a membri di primo piano del partito.

Ci sono poi assessorati per i quali profili tecnici, magari nemmeno iscritti ai partiti di maggioranza ma giusto vaganti nella loro orbita, paiono più adatti. Nel caso della futura giunta Cirio, si prospettano tre assessori tecnici, due dei quali destinati probabilmente a sanità e bilancio (ma per quest’ultimo l’assai prodigo Marco Preioni, fomentatore del passaggio del VCO in Lombardia lo scorso anno, sembra godere di buone chances).

E il terzo? Turetta o Beatrice alla cultura, sussurrano i più assennati in quel di Palazzo Lascaris. Ipotesi che parrebbero dissolversi man mano in favore del fratello d’Italia Roberto Rosso. “Non sprechiamo un tecnico per la cultura”, ribattono altri (a maggioranza). D’altronde, con la Lega chiamata a esercitare il monopolio della nuova giunta, è assai naturale che Fratelli d’Italia e i forzisti si orientino alla spartizione degli scranni reputati “minori”. E, in questa silente lotta intestina, i tecnici assurgono alla funzione di pacieri. Tra i posti ambiti da molti, e per questo di probabile destinazione esterna ai partiti, vi è quello alle infrastrutture: è d’altronde chiaro che una delle partite più importanti della nuova amministrazione regionale si giocherà su quel terreno. TAV e Asti-Cuneo docet.

Ciò che i neoeletti consiglieri di maggioranza non hanno compreso, probabilmente, è la necessità di un tecnico alla guida delle istituzioni culturali regionali: perché se alle infrastrutture è possibile piazzare un ingegnere, come un avvocato, come un architetto, senza troppe differenze di sorta (i dipendenti esercitano, ai ministeri come agli assessorati, proprio funzione correttiva rispetto all’operato del ministro o assessore di turno), non si può affermare lo stesso per quanto concerne il mondo culturale. Che necessita di una guida che abbia a che fare, più che con bandi et similia, con finanziatori, enti culturali, direttori di festival, istituzioni musicali e quant’altro. E la recente storia torinese insegna che, nel momento in cui culdipietra inadatti al ruolo pretendono arrogantemente di ficcanasare nelle faccende culturali, finiscono con l’abbattere la reputazione delle stesse istituzioni che fanno cultura e che ambiscono a riorganizzare.

Il clima che si respira ai piani alti della dirigenza regionale è reso malsano da un diffuso subodore di spocchia verso il comparto turistico-culturale, relegato ancora una volta ai margini dell’azione politica. La solita spocchia che è preludio e costante di tutti i malgoverni, palesata da arroganti secondini i quali – bestialmente inebriati dalla sanguigna fragranza del potere – ambiscono a manovrare la cultura sullo scacchiere della politica con la cafoneria e la tracotanza degli ignoranti.