Gli scenari post-elettorali della cultura torinese

di NICOLA DECORATO
pubblicato il 25/05/2019


Al netto dei titoli giornalistici, che tracciano il ritratto di un Chiamparino in rimonta e pronto a un duello tête-à-tête con lo sfidante Cirio, a meno di 24 ore dall’apertura delle urne resto fermo nella mia convinzione che si tratti di una narrazione ad hoc di certe testate, neanche troppo celatamente impegnate nella corsa elettorale (sappiamo tutti a sostegno di quale fazione). Resto, conseguentemente, dell’idea che il 27 maggio il Piemonte si sveglierà con una giunta di centrodestra. Che nella sostanza significa Lega e poco altro.

Il partito del ministro dell’Interno non esprime il candidato presidente, ma in compenso avrebbe preteso, stando alle indiscrezioni (consideratele come tali, dunque, e nulla di più) sette assessorati su nove. O forse sei. Quello in bilico sarebbe proprio lo scranno alla cultura, conteso dal fratello d’Italia Meluzzie dall’indipendente Luca Beatrice, l’uomo di destra che piace alla sinistra, e che proprio la sinistra reputò opportuno piazzare alla guida del Circolo dei Lettori. Quale dei due possa meglio soddisfare le aspettative del mondo culturale locale è facile intuirlo, non c’è bisogno che lo ricordi.

Ma, a dispetto del nome sul quale convergeranno le future forze di governo, è chiaro che sarà la Lega a dettare bello e cattivo tempo della giunta. E non solo di quella che siederà tra le mura di Palazzo Lascaris. Perché se in quel di Palazzo Civico, fino ad ora, hanno potuto contare su colleghi in Regione abbastanza accondiscendenti e – fatto assai più notevole – disposti a metter mano al portafoglio per sanare spese e debiti di enti culturali formalmente di appartenenza comunale, non è detto che tra quarantott’ore i delicati equilibri istituzionali costruiti nei passati tre anni possano reggere.

Nel rullino personale di certezze c’è anche quella secondo cui la papabile giunta verdeblu i rubinetti pubblici per salvare il capoluogo – o forse i suoi amministratori – li chiuderà senza troppe manfrine di sorta, in barba all’alleanza che vede pentastellati e leghisti alla guida congiunta del governo nazionale. Ma un eventuale cambio d’inquilini a Palazzo Lascaris non comporterebbe stravolgimenti solo per quanto concerne gli equilibri politico-istituzionali e finanziari. Aldilà dei rapporti tra i centri del potere locale, si apre un ventaglio di nodi irrisolti che vedono coinvolti comitati, direttori e presidenti di diversi enti culturali.

A partire dal tanto chiacchierato Nicola Lagioia: il cui ultimo Salone ha macinato numeri record, ma del quale sono state da più parti invocate le dimissioni. Quanto alla sensatezza e all’acutezza della manovra politica ci siamo già espressi (Lagioia infrange record da tre anni a questa parte, dal momento in cui è subentrato alla guida di SalTo, in fatto di visitatori e in fatto di incassi). Quanto alla probabilità che ciò avvenga anche. Ma probabilmente attorno allo scrittore barese potrebbe fare quadrato più di mezza Sala Rossa, con PD e M5S comunali che hanno già – e vigorosamente – preso le sue difese.

Vi è poi la corsa, ancora aperta, alla direzione di Lovers, uno dei tre festival cinematografici organizzati dal Museo del Cinema. Con Luxuria a un passo dalla direzione, ma non ancora confermata. Lo spettro di possibilità d’intervento regionale sarebbero, in questo caso, assai più limitate, con l’istituzione che potrebbe al massimo esercitare qualche pressione sul presidente del MNC Sergio Toffetti. Il quale è chiamato a rispondere esclusivamente al Comune. Possibilità remota, comunque: non si tratta di una manifestazione capace di occupare le prime pagine, e il tornaconto elettorale sarebbe ininfluente.

Le due partite apertissime, dove la Regione ha voce tuonante in capitolo, sono quelle per la sovrintendenza al Regio e per la direzione del Museo della Resistenza. Quanto quest’ultimo, l’occasione di scegliere la prossima guida l’ha fornita nientemeno che Antonella Parigi. Lo scorso 15 maggio, nel corso dell’assemblea dei soci fondatori l’assessore comunale alla cultura Francesca Leon ha tentato di far eleggere Roberto Mastroianni, rappresentante del Comune di consiglio direttivo. Scontrandosi con il veto posto dalla dirimpettaia regionale, la quale ha ritenuto più consono rimettere la decisione alla prossima giunta, determinandone l’ingresso in partita.

Il ginepraio più degno d’attenzione è il caso Teatro Regio (dopotutto trattasi di un teatro d’opera, e all’orizzonte si prospetta un’ennesima commediata, per la sempreverde gioia di noi narratori). Proprio in nome dei rapporti di civile convivenza costituitisi tra le attuali giunte comunale e regionale, lo scorso anno Chiamparino non rinnegò la nomina – perentoria e senza appello – di William Graziosi da parte di Appendino. Ma il consiglio d’indirizzo è decaduto dopo poco più di un anno, e a partire dal 31 maggio si dovrà reperire un nuovo sovrintendente da destinare agli ambienti – soffici e vellutati solo in apparenza – di Piazza Castello. Il Comune punta – com’è ovvio – alla riconferma di Graziosi. Ma si trova a fare i conti con un direttore artistico (Galoppini) probabilmente poco incline a un prolungamento della collaborazione, un’orchestra che tra i due si è formalmente schierata con il secondo e che rimpiange la troncata esperienza nosediana, dipendenti anonimi sul piede di guerra e sindacati altrettanto critici verso talune scelte della vivacchiante regia dirigenza. E non è detto che, dopo più di un anno di vicende ai limiti del ridicolo, la Lega si mostri così tacitamente accondiscendente verso le pretese del Sindaco. Così come non è detto che si cali in trincea contro la riconferma della discussa figura dai claudicanti precedenti, la quale parrebbe poter far leva su altolocati paladini. Non al governo, vero: ma il forzista puntualmente redivivo Gianni Letta ha mostrato di saper esercitare forte influenza anche a distanza rispetto ai ruoli ammistrativi. E va ricordato che, qualora il centrodestra conquistasse la guida della Regione, lo farebbe con un candidato Presidente in quota Forza Italia. E questo varrà pur qualcosa.