Perché Torino Estate Reale non ci mancherà

di ILARIA CERINO
pubblicato il 19/05/2019


Il festival che ben poco ha infiammato le ultime due estati torinesinon ci mancherà. Torino Estate Reale, meteora tra le manifestazioni del capoluogo piemontese, dei corpi celesti ha avuto sì la brevità, ma non la lucentezza.

Torino Estate Reale, tra le creazioni della Fondazione Cultura partorite durante l’amministrazione Appendino, è stata difatti soppressa. Per un motivo più che plausibile: il palcone con gradinate da mille posti allestito in Piazzetta Reale non era certo un belvedere in uno dei periodi (giugno-luglio) con più alto tasso di presenza turistica in città. E così la soprintedente ai beni archeologici e museali del Piemonte ha negato la disponibilità degli spazi.

Nato nel 2017, per rimpiazzare il Torino Classical Music Festival (accompagnato alla porta per la colpa di trattarsi di una creazione di fassiniana memoria), con la pretesa di offrire una programmazione “culturale” nel corso dell’estate sabauda, da subito ha palesato le caratteristiche – più che di un evento di matrice effettivamente culturale – di un caotico e sconnesso potpourri di eventisenza arte né parte. Senza alcuna forma di dignità concettuale e programmazione ragionata dietro. D’altronde, l’assemblare un cartellone spaziante da Tchaikovsky, a Noemi, alla prestidigitazione, pone chiaramente problemi di natura concettuale: l’assenza di un filo conduttore, utile a dare coerenza ai diversi appuntamenti, ha palesato l’inutilità a un festival nato male e finito peggio. Del quale certamente non percepiremo la mancanza.