A sinistra Fabrizio Ricca, consigliere comunale in quota Lega, a destra Nicola Lagioia, direttore di SalTo

Giù le mani dalla cultura torinese

di ILARIA CERINO
pubblicato il 14/05/2019


Proprio non ce la fanno. Neanche il tempo di raggiungere poltrone governative, che già proiettano la loro ombra lunga sulle istituzioni e sugli enti culturali. Arrogandosi prepotentemente il diritto di impastare le mani in ambiti verso cui spesso e volentieri nutrono generosa ignoranza.

Eppure il leitmotiv della recente storia amministrativa torinese ci insegna una veritàinossidabile: quando il politico di turno si erge a paladino della cultura, la cittadinanza deve prepararsi al peggio. Perché diviene assai probabile che qualche testa, tra vari uffici di presidenza e direttivi, cada miseramente. Toccò al neonominato direttore del Museo del Cinema due anni fa (giudicato dalla giunta troppo prossimo al centrosinistra) e a Noseda l’anno passatoper mano dei pentastellati comunardi. Potrebbe toccare a Nicola Lagioia, alla guida del Salone del Libro, a breve.

A dispetto dei sondaggi, in accordo ai quali si starebbe assistendo a una rimonta di Chiamparino sul candidato espresso dal centrodestra (Cirio), è probabile che dal 27 maggio prossimo Palazzo Lascaris vedrà nuovi inquilini. La maggioranza dei quali di provenienza leghista. E se, fino ad ora, Lagioia ha goduto dell’appoggio istituzionale del presidente Chiamparino e del primo cittadino Appendino, altrimenti non si potrà dire tra qualche giorno da questa parte.

La posizione della Lega, espressa da Fabrizio Ricca, già consigliere comunale (uomo che notoriamente ciancia di cultura senza aver mai fatto esperienza lavorativa nel mondo culturale) e che proprio in queste date corre per una poltrone in consiglio regionale, è chiara: «Deve dimettersi e deve fare lo stesso il suo direttivo. Non è francamente accettabile che il direttore di un evento importante come il Salone del Libro, in crescita e con una credibilità democratica internazionale da difendere, faccia partire un boicottaggio contro lo stesso evento che organizza […] Certo è che, se saremo noi alla guida della Regione, il Salone dovrà essere un luogo in cui la libertà di espressione viene garantita a tutti. Non accetteremo un’impostazione che miri a piegarlo alle sensibilità politiche di turno».

Parole a cui fanno seguito le dichiarazioni aleatorie dello stesso Cirio, tutt’altro che rassicuranti per Lagioia & Co, e quelle del sottosegretario ai beni culturali Lucia Borgonzoni (sì, la stessa Borgonzoni che mesi or sono affermò di non aver letto un solo libro negli ultimi tre anni). La quale declina diversamente l’offensiva leghista: “Lagioia è ancora in tempo per scusarsi”. Infelice uscita che subodora di minaccia. In sostanza, lo scrittore verrebbe invitato a chinar la testa di fronte al mondo politico rientrando nei ranghi. Ma i loro, perché in una società civile e democratica una kermesse i cui finanziamenti provati surclassano abbondantemente quelli pubblici, e la cui stessa proprietà nominale è privata, qual è SalTo, definire i “ranghi” non costituirebbe certo una priorità della politica. E l’indipendenza editoriale di Lagioia sarebbe un sacrosanto diritto.

Ma, nel paese dei balocchi, pur investendo il pubblico in misura minore, il Circolo dei Lettori formalmente organizza il Salone, operando la scelta del direttore e del comitato editoriale. E il Circolo è un organismo controllato dalla Regione Piemonte. La quale godrebbe, in ultima istanza, del veto sul futuro di Lagioia a Torino.