Ministri infantili, patrocini negati e altre tragicommedie all'italiana

di VINCENZO LO IACONO
pubblicato il 11/05/2019


In trentuno passate edizione del Salone del Libro, il patrocinio del Ministero dell’istruzione, università e ricerca è sempre arrivato. A ragion veduta. In nessun Paese di una qual certa dignità intellettuale un ministro negherebbe il timbro del proprio dicastero a una delle principali vetrine culturali nazionali. Nemmeno se il presunto orientamento politico della manifestazione non dovesse risuonare nelle corde dei governanti. Manifestazione che, per giunta, fa affluire turismo e denaro al territorio.

Nel Paese dei balocchi, alle polemiche sorte per la presenza dell’editore neofascista si aggiunge un dettaglio destinato a far parlare molto meno, ma non per questo meno ridicolo: in occasione della trentaduesima edizione della kermesse torinese, il poco onorevole ministro dell’istruzione Bussetti ha negato il patrocinio ministeriale.

Non che il futuro del Salone dipenda da un logo statale apposto tra una moltitudine di altri. La vicenda assume toni tragicomici a causa della probabili motivazioni che hanno spinto il ministro a un tale – irrazionale – comportamento. Che altro non è che un atteggiamento dai toni puerili e ignoranti misti a una vena di indignazione politica.

Accade dunque che il ministro dell’interno Salvini vede annullato il proprio impegno al Salone 2019, nel corso del quale avrebbe presentato il proprio libro in uscita. Il leitmotiv del comitato editoriale è chiaro: nessun politico-scrittore all’evento, si chiami Salvini o meno. Bussetti, a questo punto, non so se per personale ripicca o se spronato dal suo principale, sceglie di non patrocinare il Salone. Sopravvalutando abbondantemente, in questo, il ruolo e l’utilità propria e del proprio ministero. E sottovalutando la portata politica e sociale di una fiera internazionale come il Salone del Libro.