''L'atto di Chiamparino e Appendino è pericolosamente allarmante''

di REDAZIONE
pubblicato il 10/05/2019


Riceviamo, e pubblichiamo, il parere di una lettrice relativo alla denuncia da parte di Appendino e Chiamparino di Altaforte Edizioni, la cui presenza al Salone del Libro 2019 è stata al centro delle recenti polemiche.

Buongiorno,

mi appresto a scriverVi il mio pensiero in merito alla denuncia della casa editrice Altaforte da parte di Appendino e Chiamparino.

Si cita la legge Scelba, sull’apologia di fascismo, ma se si va a leggerla davvero, la legge, cita espressamente che: “è vietata la riorganizzazione del disciolto partito fascista” e prevede multa e reclusione in caso di violazione della norma, la cui applicazione viene preferita a quella della Legge Mancino, considerata meno specifica.

Entrambe le leggi, tuttavia, devono ottemperare il diritto costituzionalmente garantito dall’art. 3 alla libertà di pensiero, che può essere compresso solo in nome di una urgenza che la Corte Costituzionale nella sentenza 74 del 1958 ha individuato nel “concreto pericolo per l’ordinamento democratico”.

Al giudice è quindi affidata la discrezionalità nello stabilire quanto il pericolo sia effettivamente concreto, una prerogativa che la Cassazione ha fin qui interpretato seguendo due orientamenti differenti.

Il primo sottolinea il carattere pubblico della manifestazione tipica del disciolto partito fascista, sanzionando la volontà di raccogliere adesioni e consenso propedeutici alla sua ricostruzione, mentre il secondo – più restrittivo – assegna la priorità all’art. 21 della Costituzione, scegliendo di non punire le manifestazioni, anche pubbliche di carattere commemorativo.

Peraltro, circa l’art. 4 della Legge Scelba, la Corte Costituzionale si soffermò invece a meglio definire la fattispecie delittuosa, segnalando che il reato si configura allorquando l’apologia non consista in una mera “difesa elogiativa”, bensì in una “esaltazione tale da poter condurre alla riorganizzazione del partito fascista”, cioè in una “istigazione indiretta a commettere un fatto rivolto alla detta riorganizzazione e a tal fine idoneo ed efficiente”. Non credo proprio questo si possa applicare alla pubblicazione di libri, come in questo caso.

Inoltre il profilo ideologico del neo-fascismo attuale non configura come reato secondo un sentenza del 23 luglio 1997 e confermata in data 29 dicembre 1997 con decreto di archiviazione N. 04501/97 R.G. G.I.P.
Quindi se mi va di dichiararmi "neo-fascista" lo posso fare tranquillamente e senza dovermi giustificare perché non costituisce reato.

Ecco perché ritengo che l’atto compiuto da Chiamparino e Appendino sia pericolosamente allarmante e dia il via a una repressione ideologica di inquisitoria memoria. Mi aspetto, quindi che i due istituiscano anche un Indice e magari un rogo di libri non ritenuti di loro gradimento.

Senza contare, non solo lo sperpero di pubblico denaro per una denuncia evitabilissima, se non per capricci di propaganda elettorale da parte di una certa parte politica, ma anche il fatto che, secondo me, otterranno l’effetto opposto a quello voluto. Se si vuole combattere una ideologia che si ritiene sbagliata, lo si fa con la cultura. Non con la censura, né con gli abusi di potere, come in questo caso.

Mossa tutt’altro che brillante, da parte di Chiamparino e Appendino, che, a mio avviso, sicuramente darà i suoi frutti in cabina elettorale fra qualche settimana.

Questa la mia opinione, capisco possa essere condivisibile o meno, ma tale rimane.  

Jessica Rapetti