La politica a due misure e la soglia mediatica del non ritorno

di GIUSEPPE RIPANO
pubblicato il 08/05/2019


L’attuale nomenclatura cittadina del Movimento Cinque Stelle ritiene di doversi schierare contro la presenza di Altaforte al Salone del Libro per archiviare un anno di malumori emersi in più esponenti dell’attuale maggioranza comunale (Damiano Carretto in primis) relativi a quella che, prima del 4 marzo, era stata lungamente paventata come un’alleanza impossibile.

Ovviamente, nessun problema circa la legittima scelta politica. Anzi: ben venga che la l’amministrazione prenda una posizione precisa sull’argomento. Fa bene all’elettorato capire da che parte stanno i propri rappresentanti. Ragionamento valido a livello comunale, per quanto concerne la giunta pentastellata, ma anche regionale, per quanto riguarda la giunta a trazione democratica.

Ricordo però agli immemori della prima di queste che il gioco dei due pesi e due misure è utile sino e non oltre una ben precisa soglia di attenzione mediatica: che se superata rende la manovra deleteria e controproducente. Soglia abbondantemente superata con il recente dibattito pubblico fossilizzato sul tema. Non è infatti possibile rimarcare tacitamente l’appartenza dei cinquestelle torinesi a un filone ideologico figlio della vecchia sinistra comunista, e al contempo operare politiche di destra sociale in prospettiva nazionale (o nazionalista?). E il cui partito di riferimento annovera, tra le proprie fila, il senatore Elio Lannutti, noto per parlare abitualmente di "sostituzione etnica".  E sostenendo, per di più, un governo il cui esponente di punta è quel Matteo Salvini che è all’origine delle polemiche sulla trentaduesima edizione del Salone del Libro.

Dunque? Forse un’autocritica, come si diceva una volta, non ci starebbe male. Anche perché se i cuori dei pentastellati comunali ardono – per la maggior parte – a sinistra, sarebbe ora che rendano degnamente onore all’azione dei loro padri ideologici. Come Osvaldo Alasonatti, partigiano “rosso”, maestro elementare e Medaglia d'Oro al Valor Militare alla memoria, fucilato dai tedeschi a Torino il 12 ottobre 1944, che si sta di sicuro rotolando nella tomba, visti gli eredi di viaggio e le loro performances.