Non solo musica: il trionfo politico di Noseda al Regio

di NICOLA DECORATO
pubblicato il 07/05/2019


Non a ogni concerto il pubblico tributa una standing ovation alla bacchetta di turno. È accaduto ieri sera, al termine del “concerto a sorpresa” che ha visto il ritorno di Gianandrea Noseda sul podio del Teatro che fu suo per undici anni. Non perché si sia trattato di una esecuzione superiore al solito sfoggio artistico del direttore: spettacolare lo è stata, ma d’altronde Noseda rappresenta una sorta di Re Mida della musica sinfonica, e a serate di alto tenore ci ha piacevolmente abituati negli anni scorsi.

Il calore manifestato dal pubblico a partire dall’ingresso in sala del direttore milanese ha inquadrato subito una serata dalle tinte fortemente festive, per una reunion a lungo attesa, ma al tempo stesso profondamente politica. Per almeno due motivi.

Il primo ha a che vedere con i trascorsi che Noseda può vantare con Torino e con la Fondazione Teatro Regio. L’addio tempestoso della scorsa primavera non ha scalfito l’apprezzamento che i torinesi hanno sempre mostrato verso il maestro. E il ritorno di un vero e proprio mito cittadinonon poteva essere salutato più platealmente. La standing ovation che ha fatto seguito all’esecuzione delle Danze Polovesiane dall’opera Il Principe Igor di Aleksandr Borodin ha venature tutte politiche: altro non è stato se non un sonorissimo schiaffo a coloro che hanno determinato l’addio di Noseda. Con le ovvie conseguenze di abbassamento del generale livello artistico. Ne prenda atto l’attuale regia amministrazione, certo non esente da colpe.

Un altro messaggio, destinato all’indirizzo artistico del nuovo corso dell’ente lirico, è stato mandato dalla sala gremita. A dimostrazione del fatto che non sono necessari i Verdi, i Puccini e gli autori italiani di turno per attrarre pubblico. A volte è sufficiente il buon nome di caratura internazionale – sappiamo quale in questo caso – per convincere gli interessati a passare una serata tra i velluti rossi di Piazza Castello.

Non ho potuto fare a meno di ricercare, nella sala satura, i volti noti del panorama culturale torinese, e specificatamente coloro che con le ultime vicende del Regio sono strettamente collegati: i vari Giovara, Graziosi, Leon, Guenno o Dilengite. Ebbene, il direttore artistico Galoppini era presente, ma altri non ne ho visti. Del tutto possibile – e persino plausibile – che ci fossero, ma qualora non avessero presenziato, è facilmente intuibile il motivo. E gli andrebbe quantomeno riconosciuta la dignità di essersene stati a casa e non averci tediato ulteriormente, evitando di palesarsi di fronte a colui che, bene o male, hanno cacciato (e neanche sostituito).

Peraltro, l’avversione del direttore attualmente in quota alla National Symphony Orchestra di Washington verso l’indirizzo artistico impresso alla stagione 2018/2019la si poteva riscontrare dalle dichiarazioni rilasciate alla stampa prima del concerto: “L’evento è stato pensato per sollecitare la curiosità del pubblico e la rincorsa a indovinare quale autore sarà presentato, perché oggi c’è una tendenza a volere spettacoli e brani conosciuti, come se non si avesse più voglia di lasciarsi stupire (ogni riferimento a cartelloni e programmi è puramente casuale, ndr). È una specie di gioco di società, un concerto disegnato per scardinare le certezze de pubblico e le pigre abitudini di ascolto”.

Il secondo motivo per il quale si è può parlare di marcata tinta politica ha a che fare con la scelta dei brani e la maniera in cui il Noseda intrattenitore (sì, oltre essere un superbo interprete è anche un acuto cicerone) ne ha tracciato una panoramica: prima il parlare della musica come atto politico, con specifiche finalità sociali, poi l’infervorato elogio artistico della cultura e tradizione gitana, infine il ricordare la necessità storica delle commistioni tra culture e mondi differenti nei processi di costruzione dell’identità musicale, suggeriscono una sottile ma netta impronta politica al concerto. Che si è rivelato, fuor di dubbio, tra i migliori ascoltati dall’inizio della corrente stagione musicale sabauda.