Carlo Ginzburg, storico torinese, classe 1939

Soluzioni aventiniane e altri rimedi

di NICOLA DECORATO
pubblicato il 06/05/2019


Non condivido – a titolo del tutto personale – la scelta di Carlo Ginzburg, storico verso il quale nutro profondo rispetto, e del collettivo Wu Ming (ai quali si sono aggiunte le defezioni dell'ANPI e di Zerocalcare nelle ultime ore) di annullare gli impegni in programma alla trentaduesima edizione del Salone Internazionale del Libro di Torino.

Il gesto di abbandonare un progetto all’interno del quale si sono imbarcati gruppi d’ispirazione neofascista è sicuramente teatrale. E ha avuto risonanza mediatica nazionale: ragion per cui qualche risultato l’ha pur ottenuto. A essere in discussione non è tanto infatti il gesto in sé. Ognuno pensa e agisce come più ritiene opportuno, e sono certo che un intellettuale del calibro di Ginzburg per giungere a una simile conclusione avrà avuto le sue buone – razionalmente dimostrabili – ragioni.

A essere in discussione è il metodo: è possibile che nel 2019, nel tempo delle costanti interconnessioni social, nel tempo in cui il monopolio mediatico di internet conduce spesso e volentieri al monopolio politico, si opti ancora per soluzioni aventiniane? È moralmente e civicamente utile ritirarsi a curare il proprio orticello, concedendo il controllo dello spazio comunicativo ai fascisti del terzo millennio?

Ma d’altronde il problema della ricezione e dei metodi di opposizione al fascismo avvolge le fasce intellettuali della società da quasi un secolo. Durante il quale, se la dialettica interna ai movimenti antifascisti ha condotto a ritenere ancora strumento idoneo il rifiuto – antistorico, a mio parere – passivo dell’ideologia bruna, è evidente che qualcosa non ha funzionato. Se non si è prodotta una letteratura capace di accantonare le posizioni aventiniane, è sintomo che il dibattito interno alla galassia antifascista sia stato più sterile che costruttivo. Si badi bene: a essere in dubbio non è la validità della scelta secessionistica, che ognuno può ritenere consona o meno. Si tratta di determinare la validità del metodo dialettico che ha attraversato la storia repubblicana dei partiti antifascisti.

È una concezione della vita politica fuori dal tempo quella che porta a ritenere di poter combattere i rigurgiti neofascisti chiudendosi in un silenzio personale, alla lunga ininfluente. Il Salone del Libro subirà insostenibili contraccolpi dalla scelta di Ginzburg e Wu Ming? No. Si svolgerà, con pressappoco lo stesso programma, e due incontri in meno che avrebbero potuto rosicchiare visibilità allo stand di Altaforte, casa editrice di CasaPound. Sarebbe stato probabilmente più costruttivo rimarcare la propria presenza, e contrastare gli esponenti dell’estrema destra sul terreno del dibattito razionale. Terreno sul quale avrebbero irrimediabilmente mostrato tutti i loro limiti.