Fuga dal Salone: rinuncia anche Carlo Ginzburg

di MICHELE BARBERO
pubblicato il 05/05/2019


Dopo l’addio annunciato dal collettivo Wu Ming, annulla la propria partecipazione al Salone del Libro 2019 anche lo storico Carlo Ginzburg, figlio della nota scrittrice torinese, causa la presenza nella lista degli editori presenti della casa editrice Altaforte, megafono editoriale di CasaPound e vicina agli ambienti dell’estrema destra.

Ginzburg avrebbe dovuto parlare il prossimo 11 maggio del suo ultimo volume “Nondimanco. Machiavelli, Pascal”, edito da Adelphi. "La mia, tengo a sottolinearlo, è una scelta politica, che non ha nulla a che fare con la sfera della legalità. Desidero esprimere in questa circostanza la mia solidarietà a Christian Raimo" ha dichiarato Ginzburg.

L’abbandono dello storico torinese è l’occasione per riproporre una domanda già circolata in occasione delle polemiche sorte per l’addio del collettivo bolognese: per manifestare al meglio la propria adesione ai valori democratici è moralmente più adatto allontanarsi da eventi che includano organizzazioni neofasciste? O è più utile partecipare e ribadire la propria avversione alle istanze del radicalismo di destra evitando di concedere il monopolio mediatico a una certa parte politica?