2021, annus mirabilis per la politica torinese

di NICOLA DECORATO
pubblicato il 26/04/2019


La recente attenzione manifestata verso l’anno domini 2021 da parte di un certo mondo politico locale è sufficiente a delineare i contorni di una forma di esperienza totalizzante.  Cosa renderebbe il 2021 degno dell’ossessiva attenzione dei nostri rappresentanti? Nulla, se non fosse che sarà dominato da sei mesi di campagna elettorale culminanti nella tornata elettorale amministrativa. Tornata che, non prendiamoci in giro, potrebbe assai facilmente decretare il trasferimento degli attuali inquilini di Palazzo Civico. Che sia un bene o un male non spetta a me stabilirlo.

A questo proposito, mi pare utile passare in rassegna alcune delle iniziative che, proprio nel 2021, troveranno compimento o, quantomeno, avvio. Mi limiterò a citarne tre casi dell’elenco, di portata ben più enciclopedica, riferiti al comparto turistico-culturale. Degli altri – innumerevoli nel numero e tematicamente variegati – concedo volentieri l’analisi a persone più competenti di me nei rispettivi settori.

Nel 2021, a dar retta alla line-up del progetto, dovrebbero iniziare i lavori di restauro (o restyling, come taluni hanno consapevolmente suggerito, considerato che da restaurare c’è ben poco) delle facciate e di altre parti minori degli edifici del Borgo Medievale sito nel Valentino. Che si tratti di un solido progetto o di una promessa elettorale non lo so: mi è sufficiente sapere che nel luglio 2018 la medesima proposta fu fatta subodorare all’elettorato, garantendo l’inizio dei lavori per il 2019. La possibilità di ricevere querele da parte di certi scarti della cultura nazionale prestati alla politica locale non mi stuzzica particolarmente. Ragion per cui non nutro la pretesa che la mia si tratti della versione inossidabile dei fatti: ma non mi stupirei se certi esponenti del panorama politico avessero storpiato a convenienza l’iter dei lavori per farli coincidere con la futura elezione.

Sempre per il 2021 Torino è stata lanciata nella corsa a capitale italiana della cultura. Dove si vede la città svolgere pressappoco il ruolo di una monoposto da Formula 1 calata in un contesto di competizione ippica. Ma della questione ce ne siamo abbondantemente occupati e non rientra tra le mie prerogative tediarvi ulteriormente.

Infine, la candidatura del Comune alle ATP Finals – con successiva selezione del comitato internazionale – ha rappresentato un toccasana per l’immagine dell’amministrazione. Che può finalmente veicolare una ritrattistica propositiva (e produttiva) di sé. In questo caso vanno apposte tre doverose considerazioni: la prima è relativa all’effettivo beneficio che un simile evento può comportare. E comporterà. In questo senso, la giunta si è mossa con professionalità e dotata di una progettualità a lungo termine. La seconda, invece, ha a che fare con una domanda che dall’era Fassino aleggia – più o meno velatamente – in città: cosa serve a Torino per ripartire? Ecco, le ATP Finals rispondono positivamente a parte di questa domanda, rappresentando un solido trampolino di ri-lancio del Comune in ottica di proiezione globale. Infine, sono abbastanza certo della genuinità dell’azione politica della giunta, alla quale va dato atto dell’eccellente lavoro svolto per questa occasione. Ma nessuno mi venga a raccontare che non sia passato in mente ad alcuno, in tutta la maggioranza, che il 2021 vedrà coincidere la prima edizione del torneo tennistico con le elezioni amministrative. Se così non fosse, sarebbe il sigillo di una totale inettitudine politica, fatto che costituirebbe un tratto assai più infangante di una ovvia e comprensibile spregiudicatezza elettorale. È assai probabile che in quel della Sala Rossa, alla spasmodica ricerca di un’affaire internazionale, abbiano fatto due conti e constatato la convenienza mediatica di una simile operazione.

Si tratta di tre bandiere assai utili, per qualsivoglia esecutivo, locale o meno, utili a radunare consenso intorno all’operato ultimo dei governanti. È la politica, bellezza. È quel gioco dell’accattonaggio che fanno gli amministratori attuali. Lo hanno fatto quelli prima e lo faranno i successori, niente di nuovo sul fronte nazionale. Nessuno si stupisca, stiamo parlando giusto di politici locali, spesso e volentieri resisi tali per aver fallito nei settori da loro prescelti. Non certo la crema culturale del Belpaese.