Un'occasione mancata: l'Art Nouveau a Venaria non convince

di ILARIA CERINO
pubblicato il 23/04/2019


Avrebbe potuto rappresentare una delle esperienze museali più interessanti del 2019 torinese, ma tant’è. L’allestimento della Reggia di Venaria dedicato a quella corrente artistica anche conosciuta come “Liberty” non convince, presentandosi all’occhio del visitatore attento per quello che è: una sfilata di manufatti, né più né meno, molti dei quali singolarmente interessanti, ma privi di una benché minima forma contestualizzazione rispetto agli altri.

I problemi principali presentati dall’allestimento sono, essenzialmente, tre: a livello di reperti, alla sovrabbondanza di manifesti fa sponda la totale assenza di manufatti editoriali, libri e anche gioielli. Che pur rappresentarono una felice esperienza artistica del panorama liberty.

In secondo luogo, la scelta di separare il visitatore dagli oggetti esposti per mezzo di graticole è aberrante, e priva del – pagato – piacere di fruire agevolmente di una mostra. I gabbiotti neri rappresenterebbero, a sentir la ditta che ne ha curato l’allestimento, una citazione. Citazione evitabilissima e rimpiazzabile con dei più consoni e consueti vetri trasparenti.

Infine, come già preannunciato, la mostra – curata da Arthemisia, la ditta che a Torino ha recentemente presentato il meglio riuscito Van Dyck. Pittore di corte ai Musei Reali – è una sequela abbastanza sterile di oggetti in (brutta) vista. Un allestimento che non trasmette lo spirito dei tempi che anela a raccontare, e che non narra se non assai marginalmente cosa fu l’Art Nouveau, quale la sua essenza, quali le domande dalle quali prese forma, quali le declinazioni italiane (che pure in Torino ebbero le manifestazioni più feconde).

Se la mostra convincerà o meno il pubblico torinese e piemontese non sarà affare della Reggia di Venaria. Il costo complessivo, ammontante a 377.000 euro, è in carico ad Arthemisia. La quale, probabilmente, riuscirà a rifarsi degli oneri finanziari abbastanza in fretta potendo contare sul buon nome di cui la mostra può godere. Perché il solo organizzare una mostra dedicata all’Art Nouveau garantisce l’arrivo di fette di pubblico abbastanza ampie, contrariamente alle potenzialità offerte, ad esempio, da un percorso di visita incentrato sulla figura di Giuseppe Arcimboldo. E qualora la mostra non desse i frutti finanziari sperati, sarebbe un problema che non coinvolgerebbe in alcun modo la Reggia, che esce da un periodo sufficientemente travagliato (mostre di dubbio successo di pubblico, avvicendamento alla direzione del Consorzio Residenze Sabaude del quale fa parte).

 

EDIT: a seguito delle polemiche sorte intorno alle graticole Arthemisia e la Reggia di Venaria hanno convenuto di rimuoverle per valorizzare il percorso di visita.