La fotografia di Sandy Skoglund a Torino: l'anteprima mondiale di ''Winter''

di ALESSANDRO SOCIALE
pubblicato il 28/03/2019


Si può immortalare una realtà fatta di emozioni? Si può dare ordine al caos? Esiste una “soluzione” alle contraddizioni della società contemporanea? Se si è stati fortunati abbastanza da passare per Via delle Rosine 18, nel cuore di Torino, queste e altre domande avranno invaso le menti curiose degli appassionati di arte, grazie alla mostra “Visioni Ibride” di Sandy Skoglund ospitata da “Camera - Centro Italiano per la Fotografia” e a cura di di Germano Celant.

Un'esposizione di “staged photography”, così è chiamato il tipo di arte dell'autrice statunitense: foto che catturano scene artificiose, create con l'intenzione di essere fotografate. Non aspettatevi dunque scatti urbani strappati a ignari passanti o fantasmagoriche acrobazie di animali immersi nella natura, quello che viene rappresentato all'interno delle grandi cornici di Camera è un mondo in bilico fra incongruenze e sogni, passioni e dettagli aberranti. La spontaneità lascia spazio a un messaggio cifrato nei dettagli delle installazioni da lei realizzate e poi fotografate, puntando su contrasti cromatici e visivi per sottolineare messaggi e produrre emozioni.

Sandy Skoglund, classe 1946, è un'artista che ha raggiunto notorietà negli anni Ottanta, quando le sue prime opere di rilievo “Radioactive cats”, 1980 e “Revenge of the goldfish”, 1981 le hanno permesso di affermarsi e sviluppare le sue idee per il grande pubblico. Scultrice, installatrice e fotografa, Skoglund è questo e altro, non rientrando appieno in nessuna di quelle figure canoniche. Il suo processo creativo è complesso, articolato: parte da un'idea, si informa, fa le sue ricerche e poi inizia a “costruire”. Animali in resina, caramelle e gusci d'uovo sono solo alcuni dei pezzi realizzati per le sue installazioni che, tuttavia, sono solo la fase intermedia della sua produzione. L'apice lo si raggiunge con la fotografia, con cui ferma nel tempo un istante unico e universale. I mondi così creati sono evocativi, onirici e quasi fantastici, rimanendo tuttavia completamente “reali”. Nessun programma di foto-ritocco digitale, ogni cosa immortalata da Skoglund è stata creata nella forma e dimensione proposta con tecniche di stampa del settore, e alla domanda sul perché non realizzi il tutto al computer, lei risponde: “sapere che ciò che guardiamo è esistito davvero, modifica la nostra percezione dell’immagine”. Capito il meccanismo dietro la sua arte si può quindi intuire il perché della sua produzione dilatata negli anni, che punta alla perfezione sotto più punti di vista invece che alle scadenze.

“Un'installazione è molto più indulgente rispetto all'elemento fotografico, il quale necessita una dedizione incessante ai dettagli così come questi appaiono all'interno della cornice.”

La mostra ospitata dall'ente torinese è una raccolta di un centinaio di pezzi fra foto e sculture per ripercorrere il lavoro della donna dagli albori fino ad oggi, offrendo un'anteprima mondiale del suo ultimo progetto del 2018, “Winter”. Si passa dagli ambienti chiusi e dalle forme in resina dei primi lavori, all'utilizzo del cibo e dei gusci d'uovo, fino a giungere a pezzi tagliati e scolpiti digitalmente grazie alle tecniche offerte dalle moderne tecnologie. Ogni pezzo s'incastona in un percorso di evoluzione che l'ha portata a declinare un'idea, in un numero spropositato di lavori, facendo della ripetizione e del caos due suoi punti di forza.

Ad esempio in “Winter”, per la prima volta esposto proprio a Torino, ogni fiocco di neve è unico e diverso dagli altri per forma o disegno, proprio come avviene in natura, dove nulla è la copia sputata di qualcos'altro. Quest'opera, la cui gestazione è durata dieci anni, segue “Fresh Hybrid”, 2008, in un ciclo ancora in corso chiamato “The Project Of The Four Seasons” (“Il progetto della quattro stagioni”), in cui Skoglund si è imbarcata nel tentativo di aprire un dialogo fra uomo e natura: una relazione di dipendenza che sposta l'attenzione dalla visione antropocentrica -già criticata con l'utilizzo di soggetti animali nelle sue opere- per darla al legame che li unisce e si ramifica fra gli esseri umani.

“Ogni frammento di ‘Winter’ è stato scelto per esprimere la paura primaria della dipendenza umana dalla natura e dagli altri. Noi non siamo soli, e la nostra situazione è invariabilmente precaria.” 

La mostra, inizialmente programmata dal 24 gennaio al 24 marzo del 2019, è stata poi prolungata fino al 31 marzo ed è frutto della collaborazione tra “Camera – Centro Italiano per la Fotografia” di Torino e “Galleria Paci contemporary” di Brescia. Insieme alla mostra fa il suodebutto l'opera antologica su Sandy Skoglund del suo curatore, il professore Celant, edito da Silvana Editoriale, che racconta su carta il connubio fra produzione e vita dell'artista.