Da sinistra verso destra: Graziosi, Appendino, Bonisoli e Leon

Dal Ministero 8,5 milioni per ristrutturare il Regio

di NICOLA DECORATO
pubblicato il 20/03/2019


La notizia, così come riportata dall’ANSA, è questa: “Il ministero dei Beni Culturali investirà 8,5 milioni per il Teatro Regio da utilizzare per interventi strutturali. Lo ha annunciato il ministro Alberto Bonisoli al termine dell'incontro con la sindaca Chiara Appendino e i vertici dell'ente lirico.

"Avevo già discusso con la sindaca di un possibile investimento - spiega Bonisoli. - Abbiamo visto il piano industriale e a questo punto sono contento di dirvi che lo abbiamo accettato. Siamo quindi pronti ad investire 8,5 milioni, che verranno destinati per diverse opere di ristrutturazione, in particolare della scena teatrale, per poterla meccanizzare, il che farà sì che il teatro diventi molto più efficiente e moderno".

Il ministro spiega che il finanziamento è stato approvato ieri "ed è mio interesse che i fondi vengano spesi, questa è la mia preoccupazione principale. Per quanto riguarda i lavori - conclude - mi raccomando la giusta celerità, vogliamo spendere i fondi nel giro di 18 mesi”.

Le notizie che contano, leggibili tra le righe, sono invece tre. In primo luogo, Bonisoli ha raggiunto il proprio traguardo: quando, lo scorso ottobre, Appendino e Graziosi si erano recati in pellegrinaggio a Roma per ottenere fondi extra utili a ripianare il bilancio dell’ente lirico, si erano visti porre di fronte agli occhi l’esigenza di un piano industriale. Fatto del tutto normale: non si recupera un’attività in perdita se non con un cambio di rotta strutturale.

In secondo luogo, il piano industriale presentato lo scorso mese– e di cui in pochi hanno visionato la line-up – ha sortito in parte l’effetto sperato: ha sì ottenuto fondi bonus dal Ministero, ma non utili a colmare il disavanzo per via diretta. Non un euro verrà infatti impiegato per attività che non siano di riqualificazione della struttura teatrale.

Infine, gli ormai celebri 5 milioni restano incombenti sul futuro del Regio. E, fintanto che le riforme previste dal piano industriale non saranno operative ed efficienti, non sarà possibile appianare il passivo se non con le manovre “immediate” di sponsor, biglietteria e costo degli artisti.