I ragazzi del Ferrante Aporti vincono a Sottodiciotto OFF

di REDAZIONE
pubblicato il 19/03/2019


La giuria di Sottodiciotto Festival (composta da Enrico Bisi, regista, Rosa Canosa, documentarista e Marco Maccarini, presentatore e autore televisivo, speaker di Radio Italia) ha scelto il vincitore del Concorso nazionale Off, riservato ai cortometraggi realizzati in ambito extrascolastico dagli under 18, assegnando il premio – consistente nella Targa Città di Torino/Sottodiciotto Film Festival & Campus e in attrezzature tecniche – al cortometraggio "Fuoriluogo" con la seguente motivazione: "Per la sintonia tra immagini, musica e parole che il cortometraggio riesce a far arrivare al pubblico attraverso uno stile ben calibrato". 

A vincere è stato il corto girato tra le mura di un noto carcere torinese: "Fuoriluogo", realizzato dai ragazzi del "Ferrante Aporti" per accompagnare il rap “Crazy”, scritto da un loro compagno di reclusione, racconta l’adolescenza dei giovani reclusi attraverso i luoghi – i muri, le strade, le panchine – della loro vita "fuori" dalla prigione.

La giuria ha anche assegnato una menzione speciale al film "Fetus", del goriziano Jan Devetak, con la seguente motivazione: “Per la sintonia tra immagini, musica e parole che il cortometraggio riesce a far arrivare al pubblico attraverso uno stile ben calibrato”.

Oggi Sottodiciotto prosegue con importanti appuntamenti pomeridiani: al cinema Massimo dalle 18 con "I’m Still Here" (Joaquin Phoenix – Io sono qui!) di Casey Affleck e Tom Blomquist, per la retrospettiva "This is not a selfie"; "Di cosa parliamo quando parliamo di selfie" (ore 18, il Circolo dei lettori), quarto appuntamento di Wikicampus, il ciclo di incontri dedicato all’approfondimento del tema dell’autorappresentazione nella società contemporanea, filo conduttore di quest’edizione del Festival: nel corso dell’incontro, cui parteciperà Adriano D’Aloia (Università degli studi della Campania “Luigi Vanvitelli”), verrà analizzato il selfie non in quanto semplice autoritratto fotografico, ma come “gesto mediale”.

In serata, invece, il Festival presenta un inedito e una retrospettiva. "Diamantino" (ore 20, Cinema Massimo, Sala Soldati), film girmato a quattro mani dal portoghese Gabriel Abrantes e dallo statunitense Daniel Schmidt, è stato presentato alla Settimana della critica dell’ultimo Festival di Cannes, ottenendo il Grand Prix Nespresso e sancendo anche un successo del TorinoFilmLab, che ha sostenuto il progetto. Il film sarà introdotto dal giornalista Gianpaolo Ormezzano. In seconda serata, il Festival propone "Un’ora sola ti vorrei" (ore 22.30, Cinema Massimo, Sala Soldati), opera d’esordio nel 2002 di Alina Marazzi. Nel mediometraggio la regista milanese, nipote dell’editore Ulrico Hoepli, ha rivisitato e riassemblato gli home movies girati dal nonno a partire dagli anni Venti e fino ai primi anni Settanta.

Tutti gli appuntamenti e le proiezioni del Festival sono a ingresso gratuito.

LE SINOSSI DEI CORTI PREMIATI

Fuoriluogo (2018, 4’)

Realizzato dai ragazzi dell’Istituto penale per minorenni Ferrante Aporti di Torino per accompagnare la canzone rap “Crazy”, scritta da un compagno, il videoclip racconta l’adolescenza dei ragazzi in regime di restrizione attraverso i loro posti. Ovvero quei luoghi, quei dettagli – i muri, le strade, le panchine – che hanno caratterizzato la loro quotidianità. Spettatori della loro crescita in questo momento sono posti lontani, ricordi a cui appendersi nell’attesa di uscire da un circuito complesso. Non si vuole rappresentare l’oppressione del “dentro” in questo lavoro; piuttosto si vuole cogliere la forma della libertà vissuta lì fuori. I suoni della reclusione ed il testo musicale accompagnano il pensiero sulla libertà di viversi quei luoghi, sul fatto che vedere quella libertà non basta, perché forse bisogna anche sentirla dentro.

Gli operatori del laboratorio di Informatica Multimediale, l’attività mattutina in cui è stato prodotto il video, sono andati a caccia di quel tesoro, alla ricerca dei luoghi vissuti e consumati per riportare ai ragazzi quelle immagini, per far scaturire una emozione, l’unica vera fonte di apprendimento, e per gettare le basi di un lavoro congiunto in cui tutti si sono messi in gioco. FuoriLuogo è la sensazione di sentirsi fuori posto, di rimanere all’angolo aspettando di tornare nel proprio posto che garantisce un ruolo; nel bel mezzo del tumulto degli eventi gli attori cambiano, ma i luoghi rimangono gli stessi.

Fetus (2018, 3’)

“So di non essere il solo, a sentirsi isolato di fronte all’immensità del mare. Passeggio sulla spiaggia e osservo le onde accarezzare la sabbia. Improvvisamente vi intravedo il corpo di una ragazza. La sua carnagione scura e i vestiti inconsueti mi fanno pensare che non sia di qui. Ha un aspetto malandato, tipico di chi è reduce da un lungo e spiacevole viaggio. Non sapendo se chiamare aiuto o meno, mi avvicino a lei per osservarla. È distesa immobile. Appena i suoi occhi marroni e spaventati vedono il mio volto, si posano su di esso. La sua espressione è un misto di terrore e malinconia”.

“Il ragazzo che mi accolse sulla riva del mare era diverso da quelli che ero solita vedere. I suoi capelli biondi e gli occhi verdi coprivano quel timido sole che fino a pochi attimi prima mi scaldava con i suoi raggi. Non riuscivo a muovere il corpo e mi misi a piangere. Quel ragazzo che ora sta cercando di soccorrermi sarebbe potuto essere mio fratello, se quest’ultimo non fosse morto in guerra l’estate scorsa. La mia famiglia non c’è più, casa è lontana. Ho amato e odiato il mio Paese, che tanto ha saputo darmi quanto sottrarmi. Sono fuggita in una terra dove sarò per sempre una straniera, odiata da tutti per il semplice fatto di essere diversa. Avessi potuto, non avrei agito così. Sognavo una vita normale, ma è stato deciso che non potessi viverla”.