I mille volti dell'espressionismo: al via il festival tra Torino e Pinerolo

di REDAZIONE
pubblicato il 21/02/2019


«L’arte, dal buio profondo, urla aiuto, urla per lo spirito: questo è Espressionismo». Così, nel 1916, lo scrittore viennese Bahr descriveva una corrente di pensiero che avrebbe scosso gli animi di molti artisti intorno agli anni della Prima Guerra Mondiale.

A distanza di più di cento anni dal conflitto, Torino renderà omaggio alla corrente artistico-culturale europea con la quarta edizione del Festival tematico nato da un’idea di Gaston Fournier-Facio (ex direttore artistico del Teatro Regio, rimpiazzato proprio lo scorso anno). La manifestazione si snoderà nell’arco di cinque settimane, da venerdì 22 febbraio a venerdì 29 marzo, per un totale di 24 appuntamenti tra incontri, conferenze, proiezioni e concerti.

L’edizione 2019 del festival, che prenderà il via con il concerto dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai, si presenta profondamente rinnovata rispetto alle precedenti: dai cartelloni monotematici incentrati esclusivamente sull’ambito musicale (dedicati a Vivaldi, Casella e Strauss) che hanno contraddistinto gli anni scorsi si è passati a un approccio multidisciplinare, che vede quale oggetto d’analisi un’intera corrente artistica.

Coinvolte 22 associazioni del territorio: il Conservatorio Giuseppe Verdi, l’Accademia di Musica di Pinerolo, il Teatro Regio al Teatro Vittoria, il Museo del Cinema, il Goethe-Institut Turin, l’Accademia Stefano Tempia di Torino, Arianna per la musica, le associazioni ABNUT, Antidogma Musica, Baretti e Concertante Progetto Arte&Musica, le Biblioteche Civiche Torinesi, la Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino, il Centro Studi sul Teatro Musicale, la De Sono Associazione per la Musica, InPoetica - Festival trasversale delle arti di Alba, l’Istituto per i Beni Musicali in Piemonte, l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai, l’Orchestra da Camera Giovanni Battista Polledro, l’Orchestra Filarmonica di Torino, l’Unione Musicale.

IL COMMENTO DI SIMONE SOLINAS, CURATORE DEL FESTIVAL“L’edizione dell’anno scorso era dedicata al compositore tedesco Richard Strauss che era precedente all’esperienza espressionista, per cui in continuità storica ci siamo spostati di qualche anno più avanti. È una corrente che ha coinvolto più linguaggi artistici, e questo consente di proporre insieme alla musica il cinema e gli incontri sulla storia dell’arte, sulle teorie della sinestesia tra colori e suoni, sui rapporti tra artisti e musicisti e quelli con la letteratura e la poesia. Insomma, tutta una visione del mondo che si manifesta in maniera dirompente con l’arte espressionista. La corrente espressionista è fondamentale per lo sviluppo delle arti nel ‘900, una rivoluzione culturale nata in contrapposizione al naturalismo e all’impressionismo, che sposta lo sguardo dell’artista dalla realtà al soggetto stesso sviscerandone il mondo interiore, proprio negli anni in cui Freud pubblica le sue opere e la psicanalisi affronta questi discorsi”

IL COMMENTO DI FRANCESCA LEON“Come sarebbe stata la storia delle arti senza l’Espressionismo? Un movimento trasversale – e anche in questa trasversalità risiede la sua forza e la sua straordinaria pervasività e longevità – che a partire dai primi anni del XX secolo coinvolse e sconvolse tutti i linguaggi artistici, a cominciare dalla pittura e dalla musica. Sorto in area tedesca, in opposizione estetica al naturalismo e all’impressionismo, ribaltò il punto di vista sul mondo, mettendo al centro non più la realtà esterna ma l’espressione libera del soggetto, dando luce, colore, ritmo, suono alle dinamiche del vissuto interiore, alle pulsioni dell’inconscio e all’immaginario.

Quarto capitolo di un percorso multidisciplinare, nato dall’idea di Gastón Fournier-Facio, che dal 2016 ha saputo focalizzare l’attenzione su momenti a vario titolo cruciali nella storia delle arti performative, il Festival Espressionismo conferma la sinergia di numerose tra le principali realtà culturali di Torino e non solo, capaci anche in questa occasione di inanellare in modo organico una lunga serie di appuntamenti e dar vita a un cartellone monografico capace di offrire concerti, proiezioni, spettacoli musicali e incontri di approfondimento, peraltro quasi sempre a ingresso libero.

In musica tutto partì dalla “seconda Scuola di Vienna”, con Schönberg, Berg e Webern, qui onnipresenti con numerosi brani liederistici e strumentali. Molti i nomi dei compositori che diedero ulteriori frutti alla poetica espressionista, in Germania e nel resto d’Europa; e in qualche caso incontriamo anche interessanti opportunità di confronto e richiamo tra epoche e stili differenti. Una retrospettiva dedicata al cinema tedesco degli anni Dieci e Venti testimonia le tappe fondamentali nello sviluppo dell’estetica e del linguaggio del mezzo, allora agli albori, con il superamento del naturalismo delle origini attraverso l’irrealismo del décor e della recitazione. Alcuni incontri focalizzano puntualmente il rapporto dell’arte musicale con quella figurativa e con la poesia, e ancora il contributo italiano all’Espressionismo. Tutto il Festival sarà inoltre accompagnato in maniera originale da una pagina Facebook che offrirà spunti agli appassionati e a chi si lascerà guidare in questo nuovo percorso.”