Jean Huber, Un diner des philosophes

Un anno di Caffe' Torinese: un bilancio

di REDAZIONE
pubblicato il 18/02/2019


Il diciotto febbraio scorso diventavano operativi il sito web e la pagina Facebook del Il Caffè Torinese. In trecentosessantacinque giorni abbiamo raccontato il mondo culturale torinese attraverso interviste, analisi, inchieste e valutazioni, sempre consapevoli di una certezza: nell'epoca dei social network, dove tutti paiono essere legittimati a pontificare al pari di Premi Nobel, fare informazione non significa riportare notizie fini a se stesse. Significa analizzarle, darle un senso, contestualizzarle, individuandone le cause e ipotizzandone le conseguenze.

Se questo, per i più, è sinonimo di devozione ideologica a questa o quella parte politica, non ci sforzeremo di fargli cambiare idea. Il nostro tempo lo dedicheremo, come abbiamo sempre fatto, ad andare a fondo nelle dinamiche della vita socio-culturale cittadina. Offrendone una visione critica e a tratti inflessibile, nella consapevolezza che adottare infruttuosi servilismi retorici verso il politico di turno non contribuisce minimamente alla costituzione di un sano (seppur energico) dibattito pubblico.

Non ci siamo tirati indietro quando si è trattato di farci portavoce di opinioni scomode e controcorrente. Non ci siamo tirati indietro quando si è trattato di ribadire i valori nei quali crediamo - a costo di perdere lettori - e che facilmente si possono identificare negli esiti di quella straordinaria età di  sviluppo del pensiero che fu l'illuminismo europeo. E non ci siamo tirati indietro quando certi volgari e inetti politici e amministratori hanno istericamente tentato di far leva sulla propria posizione – con frasi e atteggiamenti accusatori, intimidatori e puntualmente ridicoli – pur di elevare le proprie opinabili posizioni al rango di verità assolute e incontestabili.

Il nostro primo editoriale rappresentava una chiara dichiarazione d'intenti e individuava una specifica linea pubblicistica: oggi come ieri, gli intenti sono rimasti gli stessi. Quanto ai traguardi, non spetta a noi decretare se ne abbiamo raggiunto qualcuno: quel compito spetta a voi, cari lettori.

Abbiate dunque pazienza di rileggere l'editoriale di febbraio 2018. Sarete poi in grado di valutare da soli se reputare raggiunta qualche meta o no. E, soprattutto, se reputare utile e fruttuoso impiegare gli scarsi minuti della pausa caffè per seguirci ancora.

Dalla nostra, non nutriamo certo la pretesa che le narrazioni di cui vi abbiamo resi partecipi in questo anno rappresentino verità ultime e ineccepibili sui fatti. Ma siamo altresì certi che rappresentino una voce importante all'interno della comunità cittadina: una voce critica, vigorosa e - soprattutto - libera.

Noi, in ogni caso, vi ringraziamo, così come ringraziamo tutti coloro che hanno collaborato con noi, in forme e con intensità differenti, in questi mesi: Maurizio Steffenino, Riccardo Marchina, Nicola Decorato, Barbara Bonardi, Francesco Biasi, Anna Vallone, Samuel Felice, Ilaria Cerino, Vincenzo Lo Iacono, Michele Barbero, Osvaldo Bonardi, Francesco Benedicti, Claudia Villa, Federico Carbonatto, Manuela Marocco, Emilia Del Grosso, Nicola Germini, Claudia Villa, Vittorio Cisnetti.