La cultura torinese secondo Nespolo: priva di artisti, fondi e buona politica

di REDAZIONE
pubblicato il 31/01/2019


Nel corso della cerimonia per il conferimento della laurea honoris causa in filosofia, Ugo Nespolo, pittore tra i più importanti del panorama nazionale contemporaneo, ha tracciato la rappresentazione dell’attuale mondo culturale torinese: carente quanto a investimenti e privo una nuova generazione di artisti in grado di raccogliere l’eredità del passato.

«Dappertutto la cultura non è stimolata, ma Torino soffre di più. Si sono dissolti i momenti di ricerca d’avanguardia, ognuno fa per i fatti suoi, anche perché sono pochi gli artisti rimasti in città […]. Mi sono fatto l’idea che la figura dell’artista non possa e debba essere altro che l’insieme di qualche talento legato a un individuo che deve aver da fare con la cultura e nuove leve devono sforzarsi di fare quello che ho sempre cercato di fare io. Ovvero, portare la cultura dentro il mondo dell’arte che oggi si è banalizzato. Privilegia il mercato e perde la sua dimensione, le teorie e i gruppi. Io me li ricordo in centro. In via Accademia Albertina si discuteva, si parlava tra artisti e facevamo venire dei critici. Oggi tutto questo non esiste più. Bisogna reperire i pochi intellettuali rimasti e costruire un programma non essenzialmente economico. Non ci sono più critici, escluso Beatrice. E la politica di prima non era perfetta, ma aveva un’idea: sulla cultura bisogna puntare. Oggi non è così. Abbiamo buoni musei che non funzionano. Non fanno mostre. Andrebbero potenziati».