Torino capitale europea della cultura e le altre noie dei nostri consiglieri

di ILARIA CERINO
pubblicato il 20/01/2019


C’è poco da fare, per questi nostri politici. Pronti a ergersi paladini della cultura dai privilegiati banchi dell’opposizione fino all’election day, e rimarchevoli voltagabbana a partire dal successivo. In sostanza, il tragicomico riassunto degli ultimi sette anni e mezzo di amministrazione comunale: con il ruolo che fu del centrosinistra assunto dai pentastellati, e viceversa. Felicemente uniti di fronte a Nostra Signora dell’Ipocrisia nella continuità della miglior tradizione di malgoverno del comparto culturale.

Adesso, tra i banchi dell’opposizione, siede il PD. I cui esponenti sembrano portatori di una triste malattia congenita. Viziati da decenni di amministrazione comunale, paiono privi di qualsivoglia capacità di fare opposizione. Al punto da far apparire l’assai mediocre Ricca – in quota Lega – un tozzo di statista. Minoranza che al pari dei predecessori in un solo campo eccelle: quello dei paroloni campati per aria, magari resi appetibili da certe venature british, ma totalmente privi di significato e contatto con il mondo reale. Quello che, neanche a dirlo, dovrebbero rappresentare.

Accade dunque che tal Stefano Lo Russo, capogruppo dem in Sala Rossa, attingendo dal successo delle manifestazioni svoltesi a Matera per l’inizio dell’anno come Capitale Europea della Cultura, decida di esibirsi nel solito esercizio social acchiappa like, proponendo la candidatura di Torino allo stesso ruolo per il 2033 (prossimo anno nel quale toccherà a una città della penisola). Proposta che, in sé, non ha alcunché di banale o denigrante. Anzi. E che pare di certo più interessante della candidatura avanzata da Appendino per la città come capitale italiana della cultura (titolo inventato come contentino per le città che hanno visto deluse le speranze riposte nella corsa a capitale europea, e che in termini di indotto economico apporta poco o nulla nelle casse cittadine).

Così il consigliere, dopo una serie di riflessioni concise e riduttive, seppur condivisibili, sul ruolo della cultura nel processo di costruzione dell’identità europea, sceglie di dedicarsi al significato del mondo culturale nella vita politica cittadina: “Parlare di cultura a Torino sta diventando un esercizio ozioso. Sempre meno coinvolgente e sempre più da ragionieri e contabili. Buchi, sponsorizzazioni, bilanci, corte dei conti”. Esattamente il ruolo che gli amministratori locali sono chiamati a svolgere: determinare quale sia il miglior impiego razionale dei fondi pubblici. Che non sono altro che i soldi prelevati dalla tasche della cittadinanza. Caro Lo Russo, nel caso in cui lo trovassi un esercizio ozioso e poco coinvolgente, puoi sempre dimetterti e dedicarti ad altro.

Il ritenere tedioso aver a che fare con buchi, bilanci e sponsorizzazioni disonora il delicato ruolo degli amministratori locali, tradisce una visione della società dirigistica e dimostra, ancora una volta, che la stragrande maggioranza dei nostri rappresentanti si muove oltre i margini posti alla loro azione. Che in altro non consiste se non nel porre in essere le condizioni più favorevoli possibile al progresso e alla crescita dei corpi sociali intermedi, delle associazioni, dei privati cittadini, dei poli culturali e artistici. Condizioni inattuabili senza un impiego oculato dei fondi pubblici.

Il ruolo della cultura – non solo torinese – potrà espandersi quando agli amministratori di enti museali, teatri e istituzioni similari, sarà concesso di operare senza dover fare costantemente i conti con un mondo politico invadente e fallimentare.

Credere nel proprio futuro per una città significa essere ambiziosi, volare alto o almeno provare a farlo”, prosegue il consigliere. Ora, aldilà della nauseante banalità della dichiarazione, mi pare opportuno fare una dovuta considerazione. La fase di boom culturale che sta investendo Milano e la Lombardia è essenzialmente dovuta all’aver sprigionato le energie della società civile e averla resa parte attiva nella costruzione del sistema cultura. Non certo all’imposizione dall’alto di una visione specifica alla quale si sono tutti adeguati.

Essere Capitale Europea della Cultura è un’occasione potenzialmente enorme”: vero, e se il progetto (che sarà presentato in Consiglio Comunale proprio in settimana) dovesse andare in porto l’intera cittadinanza torinese sarebbe orgogliosa e soddisfatta. Ma, affinché ciò avvenga, è necessario che la classe politica – di qualsivoglia orientamento – apprenda l’arte di farsi da parte al momento opportuno, rinunciando a facili dirigismi. E a impegnarsi nella tutela dei conti pubblici: nessun settore, culturale incluso, può progredire su fragili fondamenta. Se qualcuno la reputasse un’attività d’impiccio alle proprie aspirazioni, può farsi da parte. A noi cittadini, di certo, non mancherà.