Da sinistra a destra: Alessandro Galoppini, Chiara Appendino e William Graziosi

Regio, pronto il piano industriale: ma ormai sappiamo di cosa si tratta

di NICOLA DECORATO
pubblicato il 17/01/2019


In ritardo, ma finalmente in dirittura d’arrivo. Il piano industriale del Teatro Regio, richiesto dal ministro Bonisoli come contropartita per eventuali finanziamenti utili a coprire il buco di bilancio dell’ente lirico da 5 milioni, ha una data di presentazione. Ci ha lavorato Guido Guerzoni, bocconiano indicato dalla Fondazione CRT, sul cui curriculum c’è poco da obiettare.

Su cosa potrebbe fondarsi il piano in via di definizione? Come già la stagione in corso lascia intravedere, l’obiettivo dichiarato è quello di trasformare il Regio in un teatro di repertorio (basato su un ampio numero di opere che si alternano di giorno in giorno e che vengono rappresentate per anni tali e quali), rigettando le sperimentazioni artistiche degli anni passati, che hanno contraddistinto l’era Vergnano-Noseda.

A incorniciare il soggetto principale intervengono le parole del neo-sovrintendente Graziosi, rilasciate lo scorso ottobre di fronte alla commissione cultura del consiglio regionale: “entro la fine dell’anno verrà presentato il piano industriale per il triennio 2019-2021, con criteri più moderni e la gestione interna di diversi servizi oggi appaltati esternamente”.

Tempistiche falsate a parte, quando si parla di servizi appaltati esternamente ci si riferisce all’ingaggio dei cantanti, attualmente reperiti tramite il fosco lavoro di ancor più fosche agenzie, i quali sarebbero ingaggiati dal Regio stesso senza mediazione. A sentire il dream team Giovara-Guenno-Dilengite, si eviterebbe di dover scucire la mazzetta di turno a suddette agenzie (per chi se lo stesse domandando: sì, lo hanno davvero dichiarato). La cui unica colpa sarebbe il trattare professionisti del settore: prontamente rimpiazzati da una compagnia stabile impiegabile per la maggior parte delle recite a prezzi concorrenziali. Poco importa se si tratti di dilettanti della lirica. Il tutto per mettere in scena allestimenti che costino poco, che non gravino sulle tasche della fondazione e vendibili al pubblico a prezzi semi-stracciati. Con buona pace degli esiti qualitativi.

Dar vita alla compagnia stabile potrebbe rappresentare un problema non irrilevante, e di certo il più esoso per i conti dell’ente lirico: dopotutto, si tratterebbe di assumere e stipendiare regolarmente a contratto triennale almeno una ventina di artisti. In controtendenza rispetto alle previsioni del piano “lacrime e sangue” annunciato a ottobre.

In sostanza, il piano potrebbe (o dovrebbe, dopotutto Graziosi è stato piazzato lì per due motivi precisi: attuare le norme della mozione e ingraziarsi i vertici nazionali del partito) ricalcare l’ormai famosa mozione Giovara(meccanografico 2017/05558) approvata dal consiglio comunale torinese.

IL COMUNICATO DEL REGIOIl complesso e articolato percorso di studio, analisi e redazione del Piano Industriale e di Sviluppo giunge alle fasi finali di realizzazione.

Dopo una prima condivisione sui principi generali di stesura – e sui risultati delle analisi della situazione interna al Teatro – effettuata con le Fondazioni bancarie, il Comune di Torino, la Regione e il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, si è arrivati ora alla seguente fase operativa.

In data 25 gennaio verrà presentato il Piano Industriale e di Sviluppo al Consiglio di Indirizzo, un importante momento di verifica e condivisione precedente la presentazione dello stesso alle Fondazioni bancarie e alle RSU del Teatro. Parallelamente al lavoro interno, il Piano verrà esposto altresì a tutti i soggetti istituzionali coinvolti.

Successivamente verrà comunicata la data di pubblicazione, dopo l’approvazione da parte del MiBAC, della Regione, del Comune, dei rispettivi Assessorati alla Cultura, del CDI, e delle committenze.