Capodanno magico: quanto è costato, chi ha pagato (e i motivi per cui è stato un successo)

di NICOLA DECORATO
pubblicato il 08/01/2019


Dimenticate il world record e simili: ci sono ben altri motivi per cui il capodanno torinese è stato un successo, dal capitolo costi sino a quello del ritorno d’immagine.

Il capodanno all’insegna della magia è evidentemente piaciuto ai torinesi. Bene: ha contribuito a distendere il clima tra Sindaco e la parte di cittadinanza più astiosa nei confronti di quest’ultima. Aldilà delle divergenze ideologiche, un clima sereno e costruttivo è pur sempre auspicabile. Ragion per cui, oltre le valutazioni nel merito degli eventi, oltre i record fatti registrare, da una parte e dall’altra della barricata politica chiunque ha diritto a considerarlo come un successo.

Di considerazioni relative agli spettacoli di prestidigitazione non ne voglio offrire: non è il mio campo e lascio le analisi artistiche a gente più competente di me. Motivo che restringe lo spettro dell’articolo a due altri ambiti: quello finanziario e quello politico.

Quanto al primo, la risposta è immediata: gli eventi natalizi sono costati più di mezzo milione. Quasi due terzi – 429.000 euro – direttamente investiti per le manifestazioni “magiche”, e altri 242.000 per gli eventi corollari. Non esattamente spiccioli: di tasca propria, il Comune ha destinato 295.233 euro ripartiti tra Fondazione Cultura e Fondazione Teatro Regio (203.733 alla prima e 91.500 alla seconda), pari al 44% dei costi totali. Gran parte di questi, 156.000 euro, per il solo capodanno. E il resto? Gli sponsor. Il che equivale a dire Iren, considerate le proporzioni dei soldi provenienti da quest’ultima nell’ammontare complessivo dei finanziamenti privati. A differenza del 2017 Compagnia di San Paolo si è fatta da parte, memore del fiasco della penultima notte di San Silvestro.

Tra le voci principali dei costi quella relativa alla sicurezza, la quale ha risentito dei famosi eventi di Piazza San Carlo. Le nuove disposizioni in materia hanno fatto lievitare la spesa fino a 160.000 euro. A seguire: 152.000 euro predisposti per compensi artistici, 95.000 euro di costi tecnici e di allestimento, 22.000 euro per SIAE e costi correlati.

Che l’insieme di eventi, e in particolare la serata da guinness dei primati, sia piaciuto o meno a cittadini e visitatori non mi interessa in sé: non è affar mio, dopotutto, e ognuno è libero di pensarla come meglio crede. Sono assai più interessato all’eco mediatico e alla visibilità che può comportare per la città in termini turistici. Ed ecco il primo motivo per cui è stato un successo: se nel 2017 il nome di Torino fuori città era stato tristemente associato alle più o meno patetiche manifestazioni (malamente) organizzate, quest’anno le aspettative non sono andate deluse. Dalle Alpi in giù se n’è parlato bene. Ed è quanto basta.

In secondo luogo, sono più che soddisfatto per il razionale impiego dei soldi pubblici: il gruppo di eventi organizzati intorno alla notte di San Silvestro 2017 era costato 294.000 euro, tra fondi pubblici e privati. Meno del 2018, vero. Ma anche dilapidati senza aver portato nulla in termini di immagine alla città. Ben più felice l’esito brandistico di quest’anno.

Ed infine, il terzo motivo per cui il fronte San Silvestro è da promuovere: fa parte di un percorso. Si basa su una visione a lungo termine. Un successo “autoconclusivo” avrebbe fruito di meno clamore mediatico piuttosto che un record inserito all’interno di un percorso. E nel 2019 Torino ospiterà la convention mondiale dei maghi, altro tassello che contribuirà a forgiare uno specifico brand. A far riconoscere Torino come città all’avanguardia in quello specifico ambito. Nuovamente: si può provare interesse per la magia o meno. A me, ad esempio, stuzzica poco o nulla. Ma il fulcro attorno al quale ruota il ragionamento è ben altro, e va oltre le considerazioni personali: abbiamo finalmente assistito a eventi razionalmente concepiti. Ideati con uno specifico scopo. E che per di più hanno raggiunto il successo sperato. Care Appendino e Leon, siete state promosse a pieni voti.