Chi galleggia, chi brilla e chi collassa: quello che gli altri non dicono

di ILARIA CERINO
pubblicato il 06/01/2019


Collassa il Museo del Cinema, galleggiano ma non brillano Venaria e l’Egizio e trionfa il polo dei Musei Reali. I numeri dei musei torinesi del 2018.

QUELLO CHE GLI ALTRI NON DICONO – A saltare subito agli occhi, nel leggere le pagine dedicate alla cultura torinese delle maggiori testate (online e cartacee), è la scelta di citare – a sostegno della tesi secondo la quale il 2018 sia stato un anno eccezionale per i musei sabaudi – i dati turistici di agosto, ottobre e novembre. Ma una rondine non fa primavera e tre mesi non fanno un anno. Innanzitutto, la crescita turistica non corrisponde necessariamente a un aumento di vendite delle biglietterie museali. Se, in alcuni casi, il paradigma è valido, in altri a sorpresa non lo è. Come mai “a sorpresa”? Prendiamo a modello i Musei Reali: in questo caso si sono registrati sensibili incrementi degli ingressi in concomitanza con i tre mesi che hanno determinato l’apparente boom turistico (specie tra ottobre e novembre). Andamento differente, quello del Museo Egizio o della Reggia di Venaria. Ecco la sorpresa: i due centri tradizionalmente più gettonati dagli utenti passano in cavalleria. E fanno registrare numeri lievemente più bassi rispetto ai corrispettivi del 2017.

In secondo luogo, il boom tra agosto e novembre (puntualmente i dati di settembre, del tutto ordinari, non vengono citati) serve a compensare gli scarsi risultati registrati nel primo quadrimestre dell’anno (ben al di sotto lo stesso periodo del precedente). A cosa sarebbe dovuto, dunque, il repentino cambio di rotta dei flussi turistici? Essenzialmente, a fattori extra-museali. In breve: il turista in trasferta non viene a Torino con l’intento di recarsi a una mostra o far visita, più generalmente, a un museo. Viene per manifestazioni ed eventi di altro genere, e magari sceglie di fare un salto presso qualche ente culturale.

Quali sarebbero gli eventi che hanno condizionato il 2018? Ad agosto, l’arrivo in pianta stabile di Ronaldo ha incrementato il numero delle camere d’albergo occupate, indice certo di flusso turistico. A fare da sponda all’asso portoghese, il successo del Kappa FuturFestival. Tra ottobre e novembre, fiere quotate internazionalmente come Artissima e Paratissima e festival come Club to Club hanno contribuito ad apporre il segno più davanti ai numeri generali relativi al 2018. La crescita museale viene dunque in parte influenzata da eventi non direttamente museali (fin qui nulla di nuovo, a cambiare sono le proporzioni del fenomeno): motivo per essere scontenti? No. Motivo per restare guardinghi? Sì. Perché significa che il pubblico non torinese non si reca in città attratto primariamente da specifiche proposte museali, contrariamente a quanto accade nella vicina Milano.

TURISMO CULTURALE E DINTORNI – Come vedremo in seguito, a dispetto dei trionfanti dati sul turismo in città (+11% ad agosto), vale la pena discernere i vari tipi di turismo l’uno dall’altro. Perché se è vero che, in un modo o nell’altro, il turista contribuisce sempre a rimpinguare le casse cittadine, altrettanto non si può dire nei confronti del comparto museale. Le fortune dei musei non vanno di pari passo ai flussi turistici, e a eventuali boom turistici non corrispondono necessariamente crescite degli ingressi nello stesso arco di tempo. Ciò che è abbastanza ovvio è che se la politica comunale, come più volte ripetuto, sceglie di puntare sul turismo enogastronomico e su quello sportivo, inevitabilmente a risentirne sarà quello culturale.

IL TRIONFO DEI MUSEI REALI – A spadroneggiare tra gli enti museali torinesi, nel 2018, sono stati i Musei Reali. Il cui comunicato relativo ai biglietti venduti è persino riduttivo rispetto agli ingressi. Il polo diretto da Enrica Pagella fa registrare un incremento di biglietteria del 27,82% rispetto al 2017 (per un totale di 461.250 visitatori). Dal conteggio sono state scartate le mostre realizzate con enti esterni (quindi non direttamente dai Musei Reali). Mirò e van Dyck le principali: con esse il computo complessivo sale di ulteriori 53.500 ingressi circa. Essenzialmente due, i fattori che hanno determinato tale successo: concessione dell’autonomia speciale da parte del Ministero ai musei di proprietà statale nel 2015 da un lato (la crescita dei Musei Reali non va considerata come un fatto isolato, ma all’interno di un percorso che ha portato una crescita del 50,07% in tre anni), mostre azzeccate sotto il profilo finanziario dall’altro. I Musei Reali hanno inaugurato per il 2018 una politica finanziaria solida, proponendo mostre poco costose ma capaci di incassare molto: Horvat e Armando Testa sono un esempio. La prima è costata 130.000 e ne ha guadagnati 30.000 in più, prontamente reinvestiti nel progetto dedicato al pubblicitario torinese. Da ricordare come anche la riapertura della Cappella della Sindone contribuisca al risultato eccezionale.

IL COLLASSO DEL MUSEO DEL CINEMA – Destino diverso per la Torino cinematografica: 649.939 visitatori, 71.000 in meno rispetto ai 720.000 dichiarati nel 2017. Numeri che sarebbero potuti essere anche più disastrosi, se non si fosse registrata una forte tendenza di crescita tra novembre e dicembre (i mesi attorno ai quali gravita il Torino Film Festival). La diminuzione sarebbe da attribuire in parte al fermo dell’ascensore panoramico tra settembre e ottobre, che avrebbe provocato la perdita di circa 25.000 visitatori. Vero, molti visitatori entrano al Museo del Cinema con l’unico scopo di salire in cima alla Mole. Tuttavia mancano all’appello gli altri 46.000. Il forte trend di crescita degli ultimi due mesi dell’anno è frutto invece di un generale risveglio dei flussi turistici in città. Pur soffrendo il calo di ingressi, la scelta di rincarare il costo del biglietto paga, seppur di poco: si passa dai 4.611.737 euro di incassi del 2017 a 4.762.285 del 2018.

CHI GALLEGGIA, CHI CALA, CHI CRESCE – Oltre ai casi limite del MNC e dei Musei Reali, esiste un limbo nel quale convergono le altre principali istituzioni museali. Chi cresce non guadagna molto, e chi cala perde poco.

Partiamo dai due casi citati precedentemente: Egizio e Venaria. Il calo del primo è minimo (-0,2%) e del tutto fisiologico. A partire dalla riapertura, quattro anni fa, il trend di crescita era stato pressoché costante, favorito anche dal tam-tam mediatico che tradizionalmente accompagna le riaperture di poli importanti. Prevedibile che prima o poi la tendenza positiva si arrestasse. Peccato che l’Egizio non cresca per il secondo anno consecutivo. Già nel 2017 si erano registrati numeri pressoché identici a quelli del 2016. Meritano considerazioni più approfondite, invece, le perdite su base mensile: -16,7% a settembre e -18,3% a ottobre (in controtendenza rispetto ad altri poli museali cittadini), i peggiori risultati annuali dopo un’estate in calo (non disastroso, ma non trascurabile: -2,8% a giugno, -2,4% a luglio e -0,2% ad agosto). Interviene novembre a limitare i danni e recuperare terreno, con uno straordinario +36,0%. Guarda caso, nel mese delle fiere d’arte. In sostanza, l’Egizio si salva proprio in un mese che catalizza in città un certo tipo di turismo, abituato a vagare per musei. A chi viene a Torino per le partite di Champions (settembre/ottobre) evidentemente importa poco di fare un salto presso qualche museo. La sola coincidenza con i dati relativi al flusso turistico si registra a novembre (+8,74%): il che fa desumere che a salvare la situazione sia stato proprio il pubblico delle mostre d’arte proveniente da fuori città. Quel genere di “turismo culturale”, in assenza del quale certi musei soffrono.

Scende anche la Reggia di Venaria: da 1.039.657 biglietti staccati nel 2017 si passa a 957.070. Una decrescita di 82.587 biglietti. Il dato 2018 si colloca appena sopra il record fatto segnare nel 2011 di 951.617 biglietti venduti, registrando un calo persino nei confronti del 2015 e del 2016.

Ristagna il Museo dell’automobile, con 200.000 ingressi. Perfettamente in linea con il 2017. Ma anche sinonimo di crescita arrestata dopo i 15.000 visitatori guadagnati tra 2016 e 2017.

Discorso diverso per l’ormai ex Fondazione Torino Musei: la quale cresce, in effetti, dell’8,5% rispetto al 2017, per un totale di 40.009 presenze in più. E subito va fatta una prima considerazione. La crescita del 2018 si configura come tale rispetto all’annus horribilis che fu il 2017 per la FTM, travagliata tanto da questioni interne, quanto penalizzata dai pochi ingressi. Il paragone più fondato andrebbe fatto, dunque, con il 2016. E rispetto a due anni fa i tre musei superstiti (nel 2016 e fino ad aprile 2017 era controllato dalla FTM anche il Borgo Medievale, escluso per questo motivo dal conteggio) fanno registrare un calo pari al 3,9%. Rispetto al 2017, invece, Palazzo Madama perde 17.227 visitatori (99.000 rispetto al 2016); la GAM si salva rispetto al 2017 (187.736 visitatori contro 145.549), ma ben lontana dai 247.000 del 2016, e con una perdita di addirittura 185.000 visitatori rispetto al 2015. Si salva, e cresce, solo il MAO, il quale fa registrare 108.449 visitatori, in buona crescita nei confronti dei 93.400 ingressi del 2017, lievemente al di sotto dei numeri 2016.