Cosa sappiamo del festival fotografico ipotizzato da Leon

di MICHELE BARBERO
pubblicato il 03/12/2018


A dispetto delle molteplici manifestazioni, Torino non ha un vero e proprio festival di fotografia. Un festival, infatti, presuppone una direzione unica e organica che coniughi le iniziative di realtà molteplici, o che organizzi di sana pianta eventi legati da un filo conduttore. La fotografia, in questo caso.

Fo.To – Fotografi a Torino, manifestazione svoltasi tra maggio e luglio 2018 a Torino, non ha i caratteri di un festival: e nemmeno si potrebbe chiamarlo così perché gli 81 enti partecipanti hanno organizzato attività per proprio conto, pur riconoscendo al Museo Ettore Fico il ruolo di capofila. Quel che è certo è che Fo.To 2018 abbia i requisiti per rappresentare il progetto pilota di una forma di manifestazione più organizzata, come ipotizzato lo scorso mese dall’assessore alla cultura Leon.

Lo pseudo-festival della conclusa estate aveva destato l’interesse di Regione, Comune e dell’allora MiBact: sfiderei qualsivoglia squattrinato ente pubblico a non essere interessato se a pagare sono altri. E da quell’interesse sembra sia scaturito un tavolo di trattative per riunire tutti i soggetti interessati a partecipare al “forte evento legato alla fotografia”, come definito dall’assessore: gallerie, pinacoteche, musei, studi, enti e istituzioni culturali.

Quel che, ad oggi, è certo, è che il “forte evento” dovrà aspettare il 2020 per vedere la luce. Le attività culturali pubbliche per il 2019 (in parte organizzate dalla rediviva Fondazione Cultura) sono già state approvate e rese note, e tracce del festival non ce ne sono. È dunque ipotizzabile che, almeno per il prossimo anno, si prosegua con la road-map tracciata dal MEF senza apporti pubblici. Un evento dal basso, insomma. Un evento che, se adeguatamente strutturato e supportato, potrebbe contribuire a rilanciare l’immagine di Torino sotto il profilo culturale. Il mese di maggio diverrebbe, a questo punto, un aggregato di festival con iniziative ed eventi ad essi connessi di forte impatto mediatico. Un “mese della cultura”, come lo è ottobre per l’arte contemporanea (Artissima, Paratissima, Flashback, The Others e tutti gli altri).

Quel che, ad oggi, è incerto, sono le prospettive che il Comune potrebbe nutrire verso l’edizione 2020: ci si limiterebbe a un patrocinio esterno, o la giunta vorrà appropriarsi del nascituro festival e esercitare forme di controllo diretto? Sono numerosi i casi in cui le bucate mani dell’amministrazione pubblica hanno condotto allo sfacelo finanziario enti e fondazioni: Salone del Libro e Teatro Regio docet. Come restano incerte (com'è ovvio) le date, pur essendo il mese di maggio facilmente ipotizzabile, e la location: si tratterà di un festival concentrato in un solo luogo, come il Salone del Libro, con eventi minori a far da contorno? O sarà impostato come festival "diffuso" sul territorio, senza un nucleo principale specifico e fortemente catalizzante?