L'irrisoria base d'asta non piace ai creditori del Salone

di REDAZIONE
pubblicato il 23/11/2018


Pubblichiamo la lettera dei fornitori-creditori del Salone del Libro, i quali, dopo aver già precedentemente manifestato perplessità riguardo alle ultime vicende, si mostrano preoccupati per la base d’asta scelta. Prezzo troppo basso, che se non dovesse accrescersi a suon di rilanci (fissati a 30.000 euro l’uno), comprometterebbe la possibilità, da parte della liquidanda Fondazione per il libro, di saldare i debiti nei confronti degli enti privati che hanno sostenuto e reso possibile il Salone.

“Osserviamo in questi giorni con grande attenzione il dibattito pubblico che ha fatto seguito alla pubblicazione dell’asta per il marchio del Salone Internazionale del Libro di Torino. 

Fermo restando un apprezzamento per la grande affezione che torinesi e non solo stanno dimostrando per la manifestazione, e ancor più per ogni iniziativa volta a incrementare le disponibilità del liquidatore per saldare i debiti della Fondazione per il libro, ci preme sottolineare con grande chiarezza che la premessa di ogni riflessione che abbiamo avuto modo di leggere risulta errata o fortemente deficitaria. 

Indicare come obiettivo per l'acquisizione del marchio il solo raggiungimento della base d'asta espressa dal bando di vendita, dimenticando l'ammontare del passivo dell'ente in liquidazione, metterebbe definitivamente in ginocchio aziende e persone che con il loro lavoro hanno contribuito a fare del Salone la più importante manifestazione culturale italiana. 

Lo abbiamo già affermato e lo ribadiamo: il futuro del Salone del libro è strettamente legato al passato del Salone del libro. La Fondazione in liquidazione ha 10.753.000 di euro di debiti, di cui 7 milioni con persone o aziende torinesi. Da quanto si può dedurre dai principali organi di informazione lo scarto tra crediti esigibili e debiti denunciati dovrebbe ammontare a circa 4,5 milioni di euro. Questa è la cifra da raggiungere. Questo è il dato da cui si deve partire per saldare il passato e costruire il futuro. 

Fissare l'obiettivo a 500 mila euro o poco più significa giocare con i soldi dovuti alle nostre aziende, e di conseguenza giocare con le nostre vite, le nostre famiglie e le famiglie di tutti i nostri collaboratori.

Una coscienza pubblica etica e civile deve agire nel pieno rispetto delle persone: solo attraverso il rispetto delle persone si rispetta il territorio a cui quelle persone appartengono, la loro comunità di riferimento e un'idea di società che non solo sia orgogliosa e pronta a difendere i suoi successi, ma sappia anche assumersi le responsabilità dei propri errori. 

In chiusura, ci preme ricordare che l'assegnazione del marchio è solo un elemento propedeutico all'organizzazione dell'evento fieristico vero e proprio. La produzione di un evento come il Salone in un tempo brevissimo, poco più di 4 mesi (da gennaio a inizio maggio), richiede il lavoro e il coordinamento di centinaia di professionalità fortemente specializzate. Per spiegarlo abbiamo costruito un business-plan in cui, partendo dal riconoscimento di quanto ci è dovuto, ci mettiamo nuovamente in gioco per continuare a essere parte di una storia che abbiamo contribuito a costruire. Lo abbiamo già raccontato alla stampa, oltre che al Consiglio Comunale di Torino e al Consiglio Regionale del Piemonte. Siamo ovviamente a disposizione per chiunque voglia saperne di più. 

I fornitori del Salone del Libro”

Da commentare c’è ben poco, se non per ricordare come ancora una volta il mondo politico, di qualsiasi colore e natura, abbia giocato a dadi con i soldi e con il futuro di enti privati. Ragion per cui non dovremmo meravigliarci nel caso in cui Torino perdesse uno dei propri marchi principali: istituzioni che non mostrano rispetto nei confronti del mondo del lavoro e del mondo produttivo sono degne del paese dei balocchi, e non meritano certo di godere dei grandi eventi culturali.