Con Kandinskij il Centro Conservazione e Restauro fa tappa a Mondovì

di REDAZIONE
pubblicato il 16/11/2018


Riceviamo, e volentieri pubblichiamo:

La Fondazione CRC presenta nella sede del Museo della Ceramica di Mondovì un nuovo progetto espositivo realizzato in collaborazione con il Comune di Bergamo, la GAMeC Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo e il Centro Conservazione e Restauro “La Venaria Reale”.

Dopo il successo dello scorso anno, con la presentazione dell’opera Il signor Arnaud a cavallo” di Edouard Manet, la mostra Kandinskij, l’armonia preservata. Dietro le quinte del restauro porta in provincia di Cuneo il dipinto Spitz Rund, un olio su cartone realizzato nel 1925 dal celebre pittore russo, padre dell’Astrattismo europeo, in prestito dalla Collezione della GAMeC Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo.

L’esposizione resterà aperta al pubblico da venerdì 16 novembre 2018 a domenica 3 febbraio 2019 e sarà l’occasione per svelare gli esiti dell’intervento di studio e consolidamento realizzato sul dipinto dal Centro Conservazione e Restauro “La Venaria Reale”.

La mostra è pensata come un’esperienza immersiva, che consente al visitatore di scoprire l’opera sotto molteplici prospettive di investigazione: dalla poetica dell’artista alla tecnica esecutiva, sino alla lettura delle fragilità del dipinto che, a causa dei materiali costitutivi e della storia conservativa, ha richiesto un impegno attento e accurato.

Wassilij Kandinskij (1866-1944) dipinge Spitz Rund durante il periodo di docenza al Bauhaus di Weimar, incarico che svolse dal 1922 al 1925, chiamato da Walter Gropius. L’opera mostra tutta l’influenza della scuola, al punto di esserne considerata una sintesi: è il frutto dell’elaborazione di un nuovo linguaggio pittorico di Kandinskij che in questa fase della sua vita riconduce le linee, prima libere di fluttuare nello spazio pittorico, a forme geometriche elementari come rette, cerchi e triangoli.

Un’importante campagna diagnostica riaccende ora i riflettori sull’opera, entrata a far parte delle Collezioni della GAMeC nel 1999, grazie alla donazione di Gianfranco e Luigia Spajani che includeva, oltre agli esiti maggiori della pittura italiana del Novecento – Giacomo Balla, Umberto Boccioni, Giorgio de Chirico, Giorgio Morandi, Alberto Savinio, tra gli altri – anche una selezione di artisti stranieri tra cui, oltre a Kandinskij, Hans Hartung, Hans Richter e Roberto Sebastian Matta.

Il percorso espositivo, strutturato in tre differenti sezioni, offre al pubblico strumenti di approfondimento utili a scoprire il dipinto ma anche le diverse fasi che si celano dietro al restauro di un’opera d’arte.

Ad accogliere il visitatore, una sequenza di pannelli esplicativi con una rassegna di immagini che permettono di osservare dettagli dell’opera non facilmente distinguibili a occhio nudo, per proseguire con il racconto delle diverse analisi condotte sul dipinto: la seconda sala dell’esposizione ospita infatti la perfetta riproduzione di un laboratorio di restauro, in cui saranno allestite le strumentazioni utilizzate per lo studio dell’opera. Il pubblico è quindi invitato a compiere una sorta di viaggio, passo dopo passo, nel lavoro di studio, osservazione tecnica, indagine diagnostica e restauro, sino allo svelamento dell’opera d’arte.

La mostra sarà l’occasione non solo per far conoscere le tecniche e le strumentazioni di indagine più avanzate nel campo del restauro, ma anche per sensibilizzare il pubblico sulla fragilità di queste opere e, al tempo stesso, sulla loro resilienza.

Siamo molto felici di poter presentare in provincia di Cuneo uno dei capolavori della storia dell’arte” commenta Giandomenico Genta, Presidente della Fondazione CRC. “Un dipinto ricco di fascino di cui possiamo svelare alcuni aspetti più nascosti. Ringraziamo per questo il Comune di Bergamo e la GAMeC, grazie alla cui disponibilità è possibile oggi ammirare quest’opera a Mondovì. Indispensabile è stata la collaborazione del Centro Conservazione e Restauro di Venaria Reale, un’eccellenza a livello internazionale nello studio e nella conservazione delle opere d’arte, con cui proseguiamo la collaborazione iniziata lo scorso anno. Questo nuovo progetto rientra nel programma di interventi artistici e culturali che la Fondazione realizza in provincia di Cuneo per favorire connessioni tra i propri territori di riferimento e importanti realtà museali”.

“Esprimo la profonda gratitudine di tutta la Città nei confronti della Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo e del Centro Conservazione e Restauro “La Venaria Reale” per aver rispettivamente sostenuto ed eseguito il restauro dell’opera di Kandinskij, patrimonio pubblico conservato alla GAMeC Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea” aggiunge Nadia Ghisalberti, Assessore alla Cultura del Comune di Bergamo. “Un’importante iniziativa che vede tra i suoi punti di forza anche la restituzione al pubblico delle approfondite fasi di studio di un capolavoro del Novecento, che Bergamo è orgogliosa di custodire”.

“La Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo è tra i pochi musei italiani a poter vantare un’opera di Kandinskij nelle proprie raccolte. Sin dal 1999 – anno in cui l’imprenditore Gianfranco Spajani e la moglie Luigia donarono la propria collezione alla Città di Bergamo con l’intento di costituire un primo nucleo su cui fondare lo sviluppo delle raccolte del museo – Spitz Rund è divenuta una delle opere più celebri del nostro patrimonio, e oggetto di importanti prestiti a livello internazionale” spiega Lorenzo Giusti, Direttore GAMeC. “L’apertura di questa mostra, a conclusione di una campagna di indagini diagnostiche che ha permesso di acquisire informazioni preziose sulla storia del dipinto, rappresenta ora un’occasione unica per il pubblico, che ha l’opportunità di ammirare uno dei capolavori del padre dell’Astrattismo fuori dalle mura della GAMeC”.

“Il rafforzamento dei rapporti di collaborazione con le istituzioni locali e nazionali rappresenta un’opportunità importante per la nostra Fondazione”, dichiara Stefano Trucco, Presidente del Centro Conservazione e Restauro “La Venaria Reale”. “Siamo grati alla Fondazione CRC per aver reso possibile questo progetto, che permette al pubblico di conoscere più da vicino il mondo del restauro e a noi di raccontare il quotidiano impegno nella ricerca e nella conservazione del patrimonio culturale. La disponibilità della GAMeC e del Comune di Bergamo, che ci hanno affidato un’opera straordinaria, ha fornito ai nostri laboratori un caso di studio molto interessante e complesso, che accresce ulteriormente la nostra esperienza nel campo della conservazione delle opere di arte contemporanea”. 

L’OPERA – Spitz Rund entra a far parte delle Collezioni della GAMeC Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo nel 1999, grazie alla donazione di Gianfranco e Luigia Spajani. L’opera dimostra l’internazionalità della Raccolta donata dall’imprenditore bergamasco e da sua moglie che include, oltre agli esiti maggiori della pittura italiana del Novecento – tra cui Enrico Baj, Giacomo Balla, Umberto Boccioni, Massimo Campigli, Felice Casorati, Giorgio de Chirico, Giorgio Morandi, Alberto Savinio –, anche una variegata selezione di artisti stranieri quali Hans Hartung, Hans Richter e Roberto Sebastian Matta.

Considerato il padre dell’Astrattismo, intorno al 1910 Kandinskij approda a una pittura che non imita la natura, ma che scaturisce da una “necessità interiore”, composta da forme e colori che comunicano emozioni. Dopo aver privilegiato strutture nate dall’improvvisazione, a partire dal 1922 rende le forme più geometriche e le campiture cromatiche separate. È una razionalizzazione compositiva legata agli anni dal 1922 al 1933, durante il periodo di insegnamento al Bauhaus, una scuola all’avanguardia di architettura e arti applicate che ha sede prima a Weimar e in seguito a Dessau. Spitz Rund appartiene a questa fase.

Il titolo dell’opera significa “aguzzo rotondo”, chiaro riferimento alle figure geometriche che la compongono: nel campo monocromo, infatti, geometrie e linee si sovrappongono nello slancio verticale del dipinto, in un dialogo tra forme, suoni e colori. Questi ultimi hanno per l’artista precise corrispondenze: “il triangolo è sempre giallo e risulta tagliente e imprevedibile”, paragonato al suono squillante della tromba, “il cerchio, invece, è figura semplice, complessa e misteriosa, simbolo dell’universo” e viene associato al colore blu, profondo e puro, e al suono grave del contrabbasso o del violoncello, o a quello profondo dell’organo.