Alla sinistra dell'assessore Leon, in sciarpa arancione, in ordine: Giovara, Dilengite, Guenno

Dell'arte e della politica: Dilengite consulente al ministero, Guenno al Regio

di GIUSEPPE RIPANO
pubblicato il 16/11/2018


Dopo Roberto Guenno e Marco Ricagno, per i quali il Sindaco, in tandem con la nuova amministrazione del Regio, ha provveduto immediatamente a reperire una poltrona tra i velluti rossi di piazza Castello, è il turno del baritono Pier Luigi Dilengite. Che ora volerà a Roma per diventare Consulente ministeriale per le fondazioni lirico-sinfoniche e per l'industria musicale.

Lavorare a braccetto con Massimo Giovara sembrerebbe essere un passepartout per le cariche pubbliche disponibili nell’ambito della musica sinfonica. È quello che si evince dalla doppia promozione di chi ha contribuito a redigere l’ormai famosa mozione Giovara.

ROBERTO GUENNO AL REGIO – La notizia del salto di carriera di Guenno è ormai datata. Risale a settembre di quest’anno, infatti, la nomina dell’ex corista, da parte del nuovo sovrintendente Graziosi, a un non ben denominato incarico presso il Regio: ciò che è certo è che Guenno si occuperà della ricerca di fondi europei e della costituzione della tanto declamata agenzia di formazione degli artisti da porre sotto contratto. Come, peraltro, è certo che la stessa carica non esisteva prima di settembre, e che considerate le precarie condizioni finanziarie della fondazione lirica si sarebbe potuta risparmiare l’elargizione di uno stipendio in più. A differenza di Dilengite, Guenno fa parte dell’ormai folta schiera di ex candidati con il Movimento 5 Stelle, puntualmente non eletti, chiamati a occupare cariche pubbliche di rilievo.

DILENGITE AL MINISTERO – Il poco prolifico baritono (che negli ultimi anni è stato più occupato in qualità di consulente per le fondazioni liriche del M5S che come artista) per ragioni interne al mondo politico il salto di qualità non l’ha compiuto a Torino, ma direttamente a Roma. L’incarico che è chiamato a ricoprire è il medesimo, ma stavolta presso il ministro Bonisoli, con stipendio pubblico.

COS’HANNO IN COMUNE LE DUE CARICHE – Oltre che essere entrambe legate al mondo lirico, parrebbe che le due nomine abbiano in comune i precedenti artistici poco felici dei due cantanti d’opera. Ricordate quando, da più parti del mondo politico, si levò il coro inneggiante la nomina di Riccardo Muti alla Presidenza della Repubblica? Carica ben più prestigiosa di una consulenza di stato o presso un’istituzione musicale. Eppure il maestro scelse di proseguire l’attività artistica. Avendo una carriera di prestigio alle spalle, e una di fronte a sé alla guida della Chicago Symphony e dell'Orchestra Giovanile Cherubini, scelse di continuare a occuparsi di musica. È assai improbabile che i grandi artisti si gettino in prima persona nella calca politica e propagandistica. Se si ama per davvero il proprio mondo lavorativo, non lo si abbandona.

A intraprendere il percorso politico sono, di solito, i lavoratori che, avendo artisticamente fallito nel settore da loro prescelto (si tratti di lirica, cinema o letteratura), tentano di garantirsi una carriera più remunerativa. Se l’attività professionale come cantanti avesse dato i frutti da loro sperati, né Guenno né Dilengite avrebbero sentito necessità di intraprendere percorsi alternativi. Dunque essere parte del coro del coro del Regio è da considerarsi quale attività insignificante? Assolutamente no, tutt’altro. Ma evidentemente non rispecchiava le aspirazioni di Guenno. Quanto al secondo, il curriculum non è certo indice di una carriera da solista troppo edificante: poche rappresentazioni negli ultimi tempi (una all’anno negli ultimi quattro, tutte presso Massa Marittima e Torre del Lago, località non esattamente conosciute per essere famosi templi della lirica) in ruoli e allestimenti non di primo piano. Non c’è da stupirsi se entrambi hanno optato per il facile ripiego a sfondo amministrativo.