Cari consiglieri, della manifestazione di sabato non avete capito nulla. E ora chiedeteci scusa

di REDAZIONE
pubblicato il 12/11/2018


Riceviamo, e pubblichiamo, il parere di una lettrice relativo alla manifestazione svoltasi lo scorso sabato in piazza Castello:

Premetto che, sabato mattina, ero lì, nella calca degli indignados capaci di monopolizzare per giorni il dibattito nazionale. Fatto, questo, che di per sé fa piacere: era tanto che Torino non occupava un ruolo di primo piano nei media peninsulari. Ora, a mente lucida, eliminate le scorie di giorni di dibattito, trovo sia necessario puntualizzare alcune questioni che, travolte dalla solita retorica mediatica, non sono state considerate a dovere.

1 . Quello che doveva rappresentare l’atto fondativo del nuovo corso della politica torinese, è stato manipolato al fine di farlo risultare una forma di opposizione per partito preso al Movimento 5 Stelle su scala nazionale. Nessuna televisione, nessuna testata, nessuna forza politiche è stata capace di attenersi ai parametri della consueta discrezione sabauda, lasciando a Torino ciò che era di Torino: se abbiamo ritenuto doveroso scendere in piazza, lo abbiamo fatto per ciò che riteniamo il meglio per il futuro della nostra città. Che poi questo coincida con specifici punti di vista per quanto concerne la situazione italiana, è conseguente. Il messaggio che è passato ha visto questi due ruoli, se non invertiti, parificati. Nulla di più sbagliato. Abbiamo dedicato la nostra mattinata, in primo luogo, a Torino e al Piemonte.

2 . Siamo stati accusati di essere un branco di anziani disperati e disinformati, ma io di giovani ne ho visti, eccome. Certo, magari andrebbe ricordato ad alcuni dei consiglieri comunali che il sabato mattina è, per molti studenti, giornata scolastica. Ma, nonostante ciò, molti di loro ci hanno onorato con la loro presenza. E abbiamo apprezzato (o almeno l’ho fatto io), dato che è anche per loro che ci siamo schierati. So perfettamente che molti di voi tenteranno di rivoltare a proprio favore questa realtà, come peraltro già accaduto. Ma il malcontento diffuso tra i giovani non è minore di quello che i disperati anziani hanno convogliato sabato in Piazza Castello, anzi. E prima o poi dovrete farci i conti.

3 . Le sette leader della manifestazione sono state dipinte come borghesi distanti dai problemi della gente comune. Come se essere istruiti ti rendesse automaticamente membro di fantasiose élite votate al dominio dei ceti meno abbienti. Come se essere istruiti ti rendesse meno “cittadino”. Cari consiglieri, uno dei messaggi che vi abbiamo rivolto sabato è proprio questo: smettetela di aizzare il popolo contro sé stesso e fomentare l’odio tra fasce sociali differenti. L’istruzione, la cultura, è un merito, non soggetto al dibattito politico di parte. Ma ve ne renderete conto quando avremo perso anche gli ultimi cervelli che abitano ancora questo paese.

4 . Da più parti si è tentato di politicizzare l’evento. Anche un orologio rotto segna, due volte al giorno, l’ora esatta: voi, cari consiglieri, da persone poco istruite ci avete preso, una tantum. Già, perché qualsiasi manifestazione è, ontologicamente, politica. Non è mai esistita – né mai esisterà – una forma di mobilitazione di massa che non sia politica. Quello che abbiamo provato a fare, riuscendoci in larga parte, è stato tenere distanti gli organi partitici dall’evento. A Sì, Torino va avanti si sono uniti i numeri del forzista Giachino, direte voi. Vero, ma se una proposta di mobilitazione risulta attinente a interessi trasversali della cittadinanza (dai ceti produttivi alle associazioni culturali), è inevitabile che nello stesso posto convergano anime politiche differenti. Abbiamo ricevuto il sostegno di differenti forze partitiche, direte voi: vero, ma il passaggio che rende fallace la vostra affermazione è presente nella stessa. Liberi cittadini hanno organizzato una mobilitazione, e alcune forze politiche si sono accodate. Hanno ritenuto, per convinzione o per pura propaganda, che ciò a cui stavamo lavorando meritava attenzione, e ci hanno supportato. Il rapporto non è stato biunivoco.

5 . “Nessuno sapeva per cosa stesse manifestando”, è una voce che si levata da più parti. Mi sono sforzata di adattare in una forma di italiano sintatticamente corretto le vostre esternazioni, alcune delle quali lasciavano parecchio a desiderare in questo senso. Vi invito a non generalizzare: io, come tanti altri presenti, sapevo benissimo per cosa stavo manifestando. Che ci fossero profili corrispondenti alla vostra descrizione è innegabile. Come, d’altronde, sono presenti (oserei dire in misura assai maggiore) alle vostre, di manifestazioni. Quindi levatevi di bocca questa spocchia nel considerarci turba ignorante.

6 . Cari consiglieri, alcune delle vostre dichiarazioni, e i modi con i quali le avete esternate, lasciano parecchio a desiderare: non so da quale pulpito vi permettiate di ironizzare sui cittadini che rappresentate. Già, perché oltre a rappresentare i vostri elettori, siete chiamati a lavorare per l’intero corpo cittadino. Che, nella sua totalità, vi stipendia. E le boutade di alcuni di voi che riconducono a banali scherzi innocenti certe affermazioni, risparmiatevele. Per le comiche esistono gli attori, e sarebbe bene che alcuni di voi tornassero a quel mestiere, perché pare essere l’unica cosa che gli riesce più o meno discretamente. Il vostro profilo istituzionale vi impedisce certe dichiarazioni. E, se aveste avuto maggior dignità nell’adempimento dei doveri civici ai quali siete chiamati, non vi sareste permessi in alcun modo di delegittimare quello che avete etichettato in primo luogo come avversario politico, e solo successivamente (semmai lo abbiate fatto) come cittadini attivi e liberi. Avete, anche in questo caso, volgarmente confuso i piani.

7 . Checché se ne dica, non abbiamo manifestato esclusivamente per la TAV. Lo abbiamo fatto per una serie di politiche urbanistiche, culturali, sociali che riteniamo non rappresentino il meglio per il futuro della nostra città. Politiche delle quali voi siete fautori. Fosse anche solo per questo, riteniamo di meritare rispetto e ascolto da parte vostra, a dispetto di qualunque possa essere il vostro colore partitico e della distanza politica e ideologica che ci separa. Rispetto e ascolto che abbiamo ritrovato esclusivamente nelle affermazioni del consigliere Chessa. Che ringraziamo, non tanto per l’ascolto, quanto per aver riportato il dibattito a toni certamente più civili e istituzionali dei vostri. Consigliere che pare aver capito che quando quarantamila persone scendono in piazza, è evidente sintomo di un disagio sociale, che in quanto tale andrebbe interpretato. Da parte vostra non solo non è stata recepita alcuna dichiarazione in tal senso, ma vi siete addirittura concessi il lusso di percularci.

8 . Dalle vostre parole ho percepito, in maniera assai diffusa e nemmeno celata, una radicale scontentezza verso i vostri concittadini (alcuni dei quali, nel 2016, vi hanno persino votato). E, in questo caso, tengo a chiarire due cose: noi abbiamo diritto a essere scontenti di voi, non il contrario. Noi abbiamo diritto a delegittimare il vostro opinabile operato, non il contrario. Se tale, vincolante, aspetto della politica non dovesse corrispondere alle vostre apettative, ricordate la porta aperta indicata da Appendino? Ecco: uscite da lì, lasciate le chiavi al custode e non tornate indietro.

Elena Valle