Quanto ci è costata la mancata nomina di un direttore al Museo del Cinema

di VINCENZO LO IACONO
pubblicato il 12/11/2018


Ventitré mesi di gestazione, per arrivare al punto di partenza. All’origine dell’odissea del Museo del Cinema c’è la mancata convalida a direttore del nome saltato fuori dal bando pubblico due anni or sono. All’epoca, né la stampa, né la giunta, né tantomeno l’ignara cittadinanza, né altri enti di qualsivoglia forma e dimensione si sarebbero aspettati una tanto lunga sequela di sfortunati eventi.

All’origine della sequela di sfortunati eventi vi è la scelta dell’allora neoinsediata giunta di ricolorare politicamente le cariche delle istituzioni culturali, e monopolizzare il settore cultura & turismo. Per il Museo Nazionale del Cinema, il benservito viene dato ad Alberto Barbera, considerato troppo vicino alle passate giunte di centrosinistra.

Si procede con l’istituzione di un bando pubblico, il cui esito non soddisfa il nuovo corso politico del Comune, per lo stesso motivo di cui sopra, che dunque provvede ad invalidare la selezione di Alessandro Bianchi. Congetture? No. Paolo Giordana, ex braccio destro del Sindaco, candidamente ammise che il rigetto della candidatura era frutto di scelte politiche. Ma i bandi, come ogni altro atto pubblico, hanno un costo: che in questo caso è pari 51.240 euro (dei quali 25.000 solo per la consulenza societaria di Praxi), come si evince dal bilancio consuntivo 2016 del MNC.

Va specificato che i soldi non provenivano dalla casse comunali, bensì da quelle dell’ente museale: la politica scelse di fare la splendida facendo rimettere un’istituzione culturale (e di norma fondazioni culturali e musei non rientrano del novero degli enti maggiormente finanziati del Paese, il che rende ancor più grave l’atteggiamento assunto dalla giunta).

Abortita la nomina, si procede, assai poco celermente, con il lancio di un secondo bando, più contenuto nei costi, ma comunque oneroso per le casse del Museo del Cinema: 30.000 euro per giungere alla selezione di Alessandro Moreschini, profilo dal curriculum eccellente, che tuttavia si vede costretto a rifiutare la nomina (dopo averla accettata in un primo momento), che mette a rischio il posto fisso presso La Venaria Reale (non avendo il Ministero concesso l’aspettativa).

Ora, gli iter possibili sono due: si risparmiano i soldi per un terzo bando, e il presidente Toffetti procede alla nomina ad personam di una figura interna, o magari di qualcuno dei candidati al secondo bando non selezionati. Oppure si lavora a un terzo bando pubblico, che farà lievitare i costi già sostenuti, superiori a 81.000 euro, con il plausibile rischio che lo sfortunato vincitore venga nuovamente silurato dall’amministrazione, o dal ministro, o da chi di dovere.