''Istantanea di imprenditori intenti a scappare da Torino per trasferirsi sotto la madonnina''

Danneggiare il turismo, istruzioni per l'uso: maratone, fiere d'arte e altre leggende metropolitane

di GIUSEPPE RIPANO
pubblicato il 04/11/2018


Immaginate di essere un cittadino residente in provincia di Torino. Che, sconsideratamente, sceglie di passare la giornata presso il capoluogo. Magari la giornata individuata coincide con una domenica. Magari coincide con la domenica del ponte dei morti. Destinata a ospitare una maratona e quattro fiere d’arte. Tre delle quali incluse dentro il circuito previsto per la maratona. Ora immaginate di essere lo stesso, sfigato, esempio di cittadino di provincia: il quale arriva in città, per poi dover girare un paio d'ore cercando un varco per raggiugere il centro storico, senza conoscere l'impianto urbanistico del comune. Per poi tornare, sconsolato, alla sua residenza, consapevole che se avesse tentato di aggirare la Grande Muraglia, avrebbe probabilmente avuto più successo.

Accade infatti che l’assessore alla cultura del Comune di Torino, Francesca Leon, si prodighi, nei mesi precedenti gli sfortunati eventi, per convogliare negli stessi giorni la Maratona di Torino e la ContemporaryArt Week. I cui due epigoni principali, Artissima e Paratissima, risultano entrambi confinati all’interno del tracciato previsto dalla maratona. Ora, dipendendo da lei la selezione delle date e delle strutture utili (individuate dagli enti privati organizzatori, ma ratificate dall’assessore), viene da chiedersi come mai la competizione non sia stata anticipata o posticipata di qualche giorno.

Personalmente, nutro assai dubbi sul fatto che la corsa abbia la capacità di attrarre flussi economici consistenti. L’immagine di turisti che accorrono gioiosi in città per veder passare qualche atleta dal centro storico è sospesa, nella mia mente, tra il ridicolo e il drammatico. Assai più plausibile, invece, che una fiera internazionalmente quotata del calibro di Artissima, possa attirare visitatori quantomeno dalla provincia (ma i dati conclusivi diffusi gli anni passati sono positivi per quanto riguarda l’afflusso di fruitori da tutto il resto del Piemonte). Festival che proprio nella giornata festiva di domenica dovrebbero far registrare i maggiori incassi di biglietteria. Inutile stare a elencare le ragioni. O forse dovrei elencarle, perché pare che alla giunta non siano chiare. Ricavi destinati, ovviamente, a calare, perché qualcuno in Comune ha deciso di giocare alla decrescita infelice.

Riassumendo: Torino ha occasione di ospitare una delle più importanti vetrine dell’arte contemporanea, Artissima, con tutti gli eventi a essa connessi. Tali eventi, sovvenzionati in larga parte da Fondazione CRT, Intesa Sanpaolo e Regione Piemonte (oltre che un discreto numero di altri enti privati), ma con scarsissimo sostegno comunale (100.00 euro, il 3% del budget complessivo), vedono drenarsi via dalle tasche un cospicuo ammontare di ricavi di biglietteria, perché l’istituzione pubblica sceglie di privilegiare un evento organizzato (senza peraltro criteri logici apparenti) dal Comune, che però non porta nulla alla città, in termini di impatto monetario. Il tutto mentre sullo sfondo si stagliano le parole del vicesindaco Montanari, che accusa i privati di investire poco nella crescita della città. Ma guarda un po’ che cattivoni questi privati, vogliono fare tutto a Milano. Non mi stupirei se alcuni di questi privati scegliessero di fare armi e bagagli, e trasferirsi sotto la madonnina. Difficilmente riceverebbero trattamento peggiore di quello subito all’ombra delle Alpi.