Milano metropoli piu' verde d'Italia, metafora del collasso del Sistema Torino

di VINCENZO LO IACONO
pubblicato il 03/11/2018


Personalmente, ho sempre saputo come si sarebbe declinata la vicenda olimpica. E subodoravo dichiarazioni di contrarietà alla TAV da quando il governo gialloverde si è insediato a Palazzo Chigi. Ero preparato, insomma: nulla di nuovo sul fronte nazionale.

Ma devo ammettere che la pubblicazione della classifica targata Legambiente sulla presenza di verde nelle città italiane mi ha spiazzato. Milano risulta essere, tra i cinque comuni più popolosi, l’unico ad aver compiuto negli ultimi anni un vero e proprio balzo in avanti quanto a ecosostenibilità. I dati dicono che Milano occupa il 23° posto, e Torino solo il 78°. Un divario tale fa passare in cavalleria il recupero di tre posizioni, rispetto al 2017, della città sabauda. Una doccia fredda, per chi a Torino è cresciuto nello stereotipo, parzialmente fondato fino a pochi anni fa, di Milano città senza verde, rispetto a una Torino avanguardia delle istanze ambientaliste. Un piccolo motivo d’orgoglio, uno dei pochi settori nei quali ancora si poteva vantare discussa supremazia. Che ora crolla sotto i colpi di una metropoli (l’unica degna del nome, in Italia) che dopo Expo vive un boom brandistico senza precedenti.

Oltre la classifica, oltre i parametri valutativi adottati, l’amara verità da digerire è che noi torinesi ci siamo addormentati sugli allori, cullandoci nella duplice utopia di città verde e capitale culturale. Abbiamo scelto di sonnecchiare, dopo le olimpiadi. Svalutando l’immagine del Piemonte e del suo capoluogo. Rendendoci irreperibili alle chiamate del mondo produttivo e mediatico. Che ora si è spostato in massa oltreticino.

C’è da dire, a onor di cronaca, che la metratura degli ambienti “verdi” non è l’unico fattore a determinare il successo di Milano. Tra gli altri parametri: trasporto pubblico locale, numero di auto circolanti ogni cento abitanti, car-sharing, metropolitane, dispersione della rete idrica. Caratteristiche che, comunque, contribuiscono a variare in positivo la vivibilità cittadina.

A essere al centro dell’attenzione, più che un insieme di numeri, è il confronto tra due modelli urbanistici sviluppati negli ultimi anni: a quello meneghino che, forte della capacità di attrare capitali importanti, forte di un brand consolidato, forte di una società civile florida, si permette di investire in innovazione ambientale, si contrappone quello sabaudo. Le cui espressioni politiche non hanno capito, probabilmente, che per investirli, i soldi devi prima averli.

E cosa potrebbe fare, un ente pubblico, per ribadire ulteriormente la concezione di una Torino in declino, se non rinunciare a una delle opere in grado di rappresentare un trampolino di rilancio per il Nord-Ovest d’Italia?

A uscire con le ossa rotte dalla vicenda olimpica, della TAV, e di mille altre storie, è l’insieme di valori che hanno determinato la storia degli ultimi cinquant’anni della città: quell’insieme generalmente definito “Sistema Torino”, che per una decina d’anni aveva saputo fare di ambiente e cultura i propri epigoni più solidi. E che, ora, vede soffiarseli a uno a uno. La tutela ambientale non riguarda soltanto il numero di alberi presenti in città, né l’ampiezza delle fronde. Noi, cittadini e amministratori miopi, non ce ne siamo accorti.

Cari torinesi, Milano ha vinto perché non siamo stati in grado di stare in partita. Dieci a zero e palla al centro: adesso ripartiamo da ambiente, cultura e innovazione tecnologica.