Theatrum Sabaudiae, ovvero la fiera del ridicolo e dell'inefficiente

di NICOLA DECORATO
pubblicato il 31/10/2018


La dichiarazione di Torino città Tav Free, votata l’altro ieri in Consiglio Comunale, è puro melodramma, e la discussione il giorno successivo in Consiglio Regionale non è da meno. Questo il sunto dei due giorni torinesi più accesi dai tempi delle settimane di sbronza olimpica.

Tra un PD cittadino che non sembra essere in grado di fare opposizione se non esibendo pateticamente il cartello di turno; un M5S che, pur di esibire una (inconsistente) unità del gruppo consiliare, programma una mozione nel giorno in cui il Sindaco vola a Dubai; e una Lega regionale capace di definire “ignoranti” i propri avversari politici, dimenticando che le alte sfere di governo sono occupate dai propri compagni di partito: la verità è che ciascuno dei nostri rappresentanti ha i suoi buoni motivi per esibire improduttive sceneggiate derivanti dall’essere arrivati sull’orlo di una crisi di nervi. Piagnistei a cui le donne di Almodovar non avrebbero saputo dar sfogo.

Né Appendino, né Chiamparino, né i due consigli regionale e comunale hanno dalla loro le prerogative legali per poter fermare o garantire il proseguimento della TAV. Diritto di cui unico depositario è lo Stato. Il cui governo, guarda caso, esprime lo stesso colore politico della Città di Torino. I pentastellati sabaudi avrebbero potuto risparmiarsi la solita messinscena anticasta, considerato che l’esito al quale sono giunti non servirà a nulla, e che avrebbero potuto fruire di un canale di comunicazione diretta con la nomenclatura romana. Stesso discorso per gli irresponsabili e umanamente trascurabili stupratori dei seggi regionali. Perché consiglieri in grado di trasformare una seduta di dibattito in un X-Factor degli insulti altra definizione non meritano se non quella di stupratori dell’istituzione pubblica. La storia si dimenticherà di tutti voi, o vi riterrà responsabili di una Dunquerque annunciata.

Evidentemente, trattare i dossier più spinosi del panorama locale frutta poco da destra a sinistra. L’evasività è regola se si parla di possibile commissariamento del Teatro Regio o rischio di perdere il Salone del Libro. Non mi interessa entrare nel merito della vicenda TAV. Ma trovo utile ricordare che sulla visibilità di una metropoli in miniatura si gioca il futuro della città. Perché qui non si tratta di una questione semplicemente legata a un progetto infrastrutturale. Si tratta di porre in discussione, per una volta, la concezione mediatica che gli ambienti economici e politici hanno di Torino e del Piemonte, oggi più che mai sinonimo di poca agilità, rapidità ed efficienza. Tutti motivi validi per guardare ai vicini milanesi. Concezione mediatica peraltro confermata negli ultimi due giorni.

Una città che non veicola una immagine convincente di se stessa, non può certo pretendere di catalizzare flussi turistici in grado di sviluppare lavoro nel terziario. Perché le aree geografiche che del turismo hanno fatto una delle principali voci di entrata, sono le stesse dove si concentrano eventi congressuali, grandi mostre culturali, manifestazioni di portata internazionale. Eventi che si rivelano sempre più spesso in grado di attirare percorsi di ricerca, start-up, esperti di alta formazione. In breve, investimenti a lungo termine.

Ci siamo sganciati dal treno olimpico, abbiamo detto No alla TAV e ai grandi eventi. Proprio per questo motivo la promozione e il marketing territoriale assumono dimensioni assai più importanti nell’ottica di recupero urbano. Ma, ancora una volta, l’unica immagine che la politica ha saputo tempestivamente veicolare è stata quella dell’inefficienza.