Piemonte e Lonely Planet, oltre la cortina di fumo

di NICOLA DECORATO
pubblicato il 25/10/2018


È stato sufficiente l’annuncio della selezione del Piemonte quale miglior regione al mondo da visitare nel 2019, da parte della nota guida turistica specializzata, per far scoppiare il pandemonio social a suon di emoticon. Nel giro di un amen, ci siamo tutti riscoperti ammiratori della nostra terra. Aldilà del piacere che una notizia del genere può comportare, è opportuno fare alcune, doverose, precisazioni.

IL COMMENTO DI CHIAMPARINO – Il presidente della Regione consegna ai social il proprio commento: “La guida Lonely Planet incorona il Piemonte come prima tra le top 10 Regioni da visitare nel 2019! Con rispetto e simpatia per i cugini d'Oltralpe, direi proprio che abbiamo fatto meglio della Borgogna”.

Piccola rivincita di Chiamparino, che aveva scelto di basare la propria campagna elettorale del 2014 promettendo di fare del Piemonte per l’Italia quello che la Borgogna rappresenta per la Francia. Chissà, forse non aveva letto gli ultimi bilanci regionali. E così ha passato i primi quattro anni di amministrazione tentando (con successo) di portare il bilancio in pareggio. E tanti saluti al progetto Borgogna. Con il riconoscimento della rivista specializzata il buon Chiampi tiene un premio che era follia sperar, specie dopo il danno d’immagine causato dalla maratona a cinque cerchi con i rivali meneghini.

Che Lonely Planets individui destinazioni differenti di anno in anno, appartenenti a Stati differenti, sceglie di non ricordarcelo. Questo sminuisce il valore del Piemonte? No. Ma che prima o poi fosse selezionata un’area geografica italiana era abbastanza ovvio.

IL COMUNICATO DELLA REGIONE – A rimarcare le affermazioni un po’ sopra le righe di Chiamparino, interviene Antonella Parigi, assessore regionale alla cultura. La quale, come riportato dal comunicato ufficiale della Regione (http://ilcaffetorinese.it/articolo.php?NOTIZIA=2131), abbastanza spudoratamente definisce “quasi evangelico” il lavoro svolto per far crescere il Piemonte come destinazione turistica. Se l’essere in testa a una classifica si riduce a una questione di prestigio, mi sta bene. Ma, se parliamo di turismo, denaro e benefici per il territorio, no. A dispetto della bontà delle classifiche, altre realtà italiane, specie nel Nord Italia, ci surclassano abbondantemente. Ma forse è meglio adagiarsi sugli allori rammentandoci di quanto siamo belli e internazionalizzati, mentre Lombardia, Veneto e Trentino proseguono la conta dei turisti soffiati ai cugini piemontesi.

DATI & NUMERI – Benché i rapporti turistici degli ultimi tre anni riconoscano un aumento costante dei flussi attorno a Torino, i dati del 2016 sono imbarazzanti per la Regione: il Veneto ha convogliato tra Venezia, Verona e le Dolomiti il 22% del turismo internazionale e il 10,5% di quello italiano; il Trentino-Alto Adige seguiva con il 14,3% di flussi di non residenti nel Belpaese e il 9,7% di italiani; la vicina Lombardia attraeva tra Milano, laghi e Valtellina l’11,2% dei turisti stranieri, e il 7,3% di quelli nostrani. Persino la piatta landa Emiliana si fregiava del 13,6% del turismo di provenienza peninsulare e del 5,1% di quello internazionale (ma i dati sono “drogati” dalla compresenza della Romagna marittima, che specie nel periodo estivo si è confermata calamita per italiani, austriaci e tedeschi).

E il Piemonte? Annaspava nelle aree più basse della classifica, capace di portare a casa solo il 4,0% del turismo italiano e il 2,9% di quello internazionale. Monviso, Lago Maggiore, Gran Paradiso, Langhe, Monte Rosa, non hanno aiutato.

Anche la spesa incoming è un indicatore importante per comprendere il livello di sviluppo regionale del settore viaggi&vacanze: e, anche in questo caso, i dati non sorridono al Piemonte. 6,4 miliardi di euro lasciati dagli stranieri nel Lazio (sul totale di 36 miliardi nazionali). Segue la Lombardia (6,1), il Veneto (5,1), Toscana (4,1) e la Campania (1,8). Il meridione, tutto insieme, attrae appena 5 miliardi. Tutte le altre Regioni, Piemonte incluso, si spartiscono la somma residua, inferiore ai dieci miliardi.

Motivi per il quale, se da un lato la scelta di Lonely Planet può essere un valido trampolino per rilanciare il turismo subalpino, dall’altro dovrebbe mettere in allerta le istituzioni politiche, affinché, nel solco della miglior tradizione sabauda dal dopoguerra a oggi, non si appisolino sperando in interventi divini per rilanciare il decadente marchio Piemonte.

PER QUALCUNO VERBANIA È GIÀ IN LOMBARDIA – Utile, a questo punto, integrare una piccola annotazione: sul sito internazionale di Lonely Planet (non quello in italiano), alla sezione “Piedmont”, nella lunga serie di mete consigliate è inspiegabilmente assente la voce “Lago Maggiore”, che peraltro, dopo Torino, rappresenta il secondo polo turistico regionale. Che la Lombardia sia famosa per gli ambienti lacustri è fatto noto. Ma occorrerebbe ricordare che la sponda ricca e turisticamente più allettante del Maggiore, quella occidentale di Verbania e Stresa, è, per adesso, ancora in Piemonte.