Più che luci, fuochi fatui

di ILARIA CERINO
pubblicato il 23/10/2018


Niente luci quest’anno in Via Roma, ma più installazioni nel resto della città. Questo, in sintesi, il pensiero dell’assessore alla cultura Leon. Che tanto vale riportare per intero:

L’Amministrazione intende valorizzare le opere che sono di fatto una collezione di arte contemporanea che apre il mese dell’arte nella nostra città ed è riconosciuta a livello internazionale come eccellenza. Intendiamo utilizzare questo patrimonio per valorizzare ora altri luoghi della città vissuti come periferici creando opportunità che promuovano e diano nuove possibilità a questi territori. […] Il piano di collocazione quest’anno ha previsto una concertazione con i Consigli circoscrizionali e i cittadini attraverso una serie di proposte raccolte e vagliate in sopralluoghi con i tecnici di Iren e Teatro Regio e che ha portato almeno una installazione per circoscrizione.”

Alle parole di Leon si somma la magniloquente ma inconsistente retorica di Viviana Ferrero, consigliere di maggioranza: “Occorre coinvolgere gli artisti per ripensare il posizionamento delle opere. Dobbiamo declinare la cultura in modo democratico, per dare luce alle zone che sono in ombra”.

Entrambe le dichiarazioni meritano alcune considerazioni.

1 . Le luci d’artista, studiate tempo addietro per valorizzare lo splendore urbanistico barocco della città, non hanno senso d’esistere se non in centro. Che i pochi turisti che ormai scelgono di far tappa a Torino nel periodo natalizio impostino intenzionalmente il navigatore in direzione Falchera, o Vallette, o Barriera solo per godere di qualche installazione luminosa è impossibile. Che invece scelgano di dirigersi in Via Roma o nelle altre strade del centro per trovarle disadorne, è la futuribile realtà. Al danno d'immagine complessivo della città, non corrispondono effettivi benefici dei quartieri periferici.

2 . Se qualcuno, in giunta, è convinto che dalle luci d’artista prenderà il via il processo di recupero delle periferie, è perché le suddette periferie non le ha mai viste. I problemi, e le relative soluzioni, sono ben altri. Perché il turista in trasferta che entra in città magari non noterà le luci, non avendo occasione di passare da qualche via destinata a ospitarle, ma siamo abbastanza sicuri che avrà modo di godere della floreale giungla urbana magistralmente inselvatichita negli ultimi mesi.

3 . La manfrina della cultura nelle periferie tramite le luci può essere due cose: uno spot elettorale, che parte dall’assunto che chi abita nelle aree degradate della città sia tanto stolto da non capirlo, oppure un tentativo in buona fede da parte di chi, di politiche culturali, ha capito assai poco. Personalmente, propendo per entrambe. La cultura si esporta con eventi che sappiano catalizzare l’attenzione e far circolare denaro, piuttosto che investendo nella tutela e la valorizzazione di centri di aggregazione locali, che sappiano rivolgersi direttamente al territorio (le case di quartiere sono un esempio). Una lezione in questo senso viene dai privati: il Kappa FuturFestival è una delle manifestazioni più importanti del panorama di Torino Nord, ha successo e drena quattrini nelle tasche dei commercianti della zona. E, come ogni buona manifestazione torinese, non vede l’ombra di fondi pubblici.

4 . Provate a parlare delle luci d’artista fuori dal Piemonte. Dubito assai fortemente che qualcuno, in Italia o all’estero, farà uso dei termini “eccellenza riconosciuta a livello internazionale” per descriverle. Ma, ormai, la turgida retorica comunale definisce “eccellenza internazionale” persino i gruppi musicali liceali, purché partecipino a qualche evento sottotono organizzato dal Comune.

5 . L’obiettivo dichiarato è portare almeno una installazione per circoscrizione. Che equivale a dire che, poiché il Museo Egizio è troppo distante da Mirafiori, si dovrebbe disperdere la collezione in giro per la città affinché tutti possano osservarla. Delle due l’una: o le luci d’artista rappresentano un patrimonio di arte contemporanea, e quindi con la distribuzione a pioggia sul territorio se ne sminuisce il valore complessivo, non valorizzando alcunché; oppure non rappresentano nulla di quanto declamato dall’assessore, e in tal caso si tratterebbe di un puro spot elettorale.