Fabio Versaci, fascia Mister Cultura del Consiglio Comunale

Fabio Versaci e le manifestazioni a nostra insaputa

di NICOLA DECORATO
pubblicato il 16/10/2018


Le testate locali raccontano bufale in merito agli eventi e alle manifestazioni previste in città per fare dispetti agli attuali governanti. Questo il Versaci-pensiero manifestato oggi. L’autore di tale amena riflessione, Fabio Versaci, presidente del consiglio comunale torinese, è famoso nel mondo culturale cittadino per la capacità di non perdere occasione di manifestare la propria erudizione. Dopo il tristemente famoso intervento relativo alla Shoah e l’errata pronuncia del nome dello scienziato Pasteur, Versaci non ha perso occasione di attaccare i giornali locali, nel solco della miglior tradizione pentastellata.

La città è triste, morta, in declino, senza futuro. Queste sono le false notizie che vengono riportate sui quotidiani locali”. Al fine di sostenere la propria tesi, ovvero che Torino non è certo povera di eventi, ci invita a visitare i link del Comune relativo alle manifestazioni.

Noi, occupandoci di cultura, eventi e manifestazioni, abbiamo raccolto l’invito e lo abbiamo fatto. Ed ecco qualche considerazione.

1 . Una assai consistente parte delle citate manifestazioni è promossa e finanziata interamente da privati. Il Comune si limita al patrocinio, consentendo l’uso del logo della città. Che di questi tempi crea più problemi che altro. Salone del Libro docet. Le manifestazioni e i festival che hanno riscosso più successo appartengono alla categoria appena citata: Coffe Festival, Kappa FuturFestival, Club to Club, Movement (gli ultimi tre sono gli unici festival cittadini accreditati a livello internazionale). Ma anche altri, in cui i contributi comunali, se arrivano, scarseggiano. Per cui, se a qualcuno vanno riconosciuti meriti, certo non si tratta del Comune.

2 . In parecchi casi, spulciando l’elenco citato, ci si accorge come la presentazione degli eventi contenga puntualmente parole d’ordine quali “artisti di livello internazionale”, “tra i più famosi al mondo” e simili. Giustamente, se si propone un festival poi gli si deve fare buona pubblicità. Ma, in parecchi casi, i declamati grandi nomi altro non sono che artisti ed esperti locali che, per quanto rispettabili, non hanno certo nomea internazionale. Nomi che non ho mai sentito prima, ma può darsi che tra me e Versaci io sia il più ignorante, tutto è possibile. Anche che Torino torni a essere capitale o che Versaci ne spari una sensata. Mai dire mai.

3 . Se dovessimo parlare dei festival rivisitati dall’attuale amministrazione scopriamo come spesso si sia scelto di abbandonare modelli consolidati in favore di alternative poco credibili. I festival estivi di classica in piazza dell’era Fassino sono un esempio. Gli ultimi tre di cui ho memoria, dedicati rispettivamente a Beethoven, Mozart e la musica nazionale (ogni sera un paese differente), erano studiati per avere un filo conduttore che rendesse coerente la sequenza di esibizioni. Manifestazioni rimpiazzate da Torino Estate Reale, sconsiderato poutpourri in salsa populista che mette insieme Noemi, Tchaikovsky e gli illusionisti ( http://www.ilcaffetorinese.it/articolo.php?NOTIZIA=1989 ). Manifestazione che di culturale non ha assolutamente nulla. Perché se si ha intenzione di dedicare qualche serata alla musica pop bene, ma che almeno si possa intravedere un processo raziocinante dietro. Qui, di visibile, c’è solo il nulla cosmico. MiTo Settembre Musica è un altro caso che accorre in mio aiuto: alla manifestazione che unisce la capitale meneghina e quella sabauda sono stati abilmente in grado di tagliare quattro giorni in tre anni. Terzo caso, recentemente passato agli onori della cronaca, è quello della festa dei cuochi. Che non costa nulla, ma che il Comune non si è occupato di garantire ( http://www.ilcaffetorinese.it/articolo.php?NOTIZIA=2119 ). Per non addentrarmi nel discorso delle grandi mostre (perse) e dell'atteggiamento del Comune nei confronti delle stesse: portano beneficio (e denaro) alla città? Si, no, forse, se lo so non lo dico e e se lo dico glisso la domanda. Argomento troppo ampio per essere trattato in questa sede.

Tutto questo, magari, Versaci neppure lo sa. Oppure lo sa benissimo, e finge di ignorare per mascherare l’infelice decrescita della città. A voi la scelta, cari lettori.