La prospettiva del GTT privatizzato che spaventa (ma non troppo) i torinesi

di REDAZIONE
pubblicato il 12/10/2018


Riceviamo, e pubblichiamo, il parere di un lettore relativo al possibile referendum volto a privatizzare il Gruppo Torinese Trasporti.

"Si torna a parlare di rinnovamento del trasporto pubblico locale attraverso la via della privatizzazione. Stavolta l’occasione la offre la conclusa raccolta firme per richiedere l’indizione di un referendum volto alla vendita del 51% delle quote del GTT. A giudicare dalle schiera di sensazioni nelle quali ho avuto modo di imbattermi, la maggioranza dei torinesi sembrerebbe orientata a promuovere l’attuale gestione pubblica, in luogo di una privata.

Mi permetto, quindi, da fervente sostenitore della privatizzazione, di inoltrare alcune riflessioni:

1 . Il prezzo attuale del biglietto, a seguito del rincaro voluto dalla giunta Appendino, è tra i più alti in Italia (per compensare i debiti della società, guarda un po’). Fatto che dovrebbe indurre qualche riflessione nei fautori del trasporto pubblico sempre e comunque. Se il fine del sistema pubblico è di agevolare la vita dei cittadini, è evidente che questo sistema ha fallito.

2 . Tanta gente opta sempre più frequentemente per mezzi di spostamento alternativi. Io, in primis, prediligo l’uso della bicicletta. Il mio rapporto con il bus si riduce all’accostamento nei pressi dei semafori. Quindi, pago per via tributaria un servizio di cui non usufruisco. Secondo questo principio, la cittadinanza tutta dovrebbe versare imposte suppletive per garantire a me di andare per musei spendendo meno.

3 . I debiti: al 31 dicembre 2016 le perdite societarie ammontavano a 542 milioni, a fronte di un fatturato di 440. Ripartiti tra la popolazione torinese (quindi bambini e anziani inclusi, fasce sociali che non producono ricchezza), fanno 616,60 euro a testa. Quanti di noi sarebbero disposti a fornire le coperture, per via tributaria, per il risanamento del gruppo trasporti? Per una cifra, sia ben chiaro, ben più alta di quella fornita, se ripartita tra le classi lavoratrici.

4 . Le logiche del mercato: “Il privato fa solo il suo interesse. Alzerà il prezzo del biglietto” Sento ripetere da più parti. Puntualizzazione necessaria: il privato fa il suo interesse fino al momento in cui coincide con l’interesse pubblico: superata una soglia limite, va in perdita. Se il privato dovesse alzare il prezzo già considerevole di un biglietto. Molta gente smetterebbe di usufruire delle linee di trasporto comune. Il fatturato andrebbe in perdita, e il gestore si troverà a un bivio: alzare ulteriormente i prezzi, perdendo altra clientela, o abbassarli per riacquistare le fette di utenza perdute. E, sia ben chiaro, i ricchi per spostamenti cittadini si rivolgono ai tassisti. Non certo ai pullman.

5 . Non esisterebbe controllo comunale. Falso! Il Comune rimarrebbe proprietario del 49% delle quote azionarie, non vedendo intaccata la propria posizione di maggioranza relativa. Arrogandosi la possibilità di esercitare controllo sui diversi gestori privati subentranti. Gestori che soltanto compattati raggiungerebbero la maggioranza assoluta in sede di CdA.

6 . I precedenti: tra le grandi città italiane in cui il trasporto pubblico locale è stato votato alla privatizzazione, troviamo Firenze, città laboratorio. In questo caso l’acquirente erano le Ferrovie dello Stato. Che, nel giro di pochi mesi, hanno portato dapprima in pareggio il bilancio, fino a raggiungere utili considerevoli (700.000 euro nel corso del 2016). L’età media dei veicoli impiegati è, per giunta, ringiovanita: si è passati da 11 a 6 anni. Gran parte della nuova flotta è costituita da esemplari elettrici, politica che ha permesso di migliorare la qualità dell’aria cittadina.

Seppur individuando nella maggioranza dei miei concittadini sentimenti filo-pubblici, le critiche all’attuale impostazione non mancano, come non mancano decisamente i fautori della privatizzazione. Quello che è certo è che il referendum rappresenta, per la cittadinanza, una svolta: per la prima volta saremmo chiamati a offrire il nostro parere su una tematica che ci tocca assai da vicino. E, indipendentemente dall’esito della consultazione, per i problemi del futuro dovremo imparare ad accusare anche noi stessi e le nostre scelte."

Gabriele Padovan