Il Salone secondo gli editori indipendenti, tra pubblico e privato

di REDAZIONE
pubblicato il 20/09/2018


A far sentire la sua voce, nel mezzo dell’intricata vicenda del Salone, è stata ieri l’Adei, Associazione degli editori indipendenti, con la seguente nota stampa.

Non può esistere il Salone internazionale del Libro di Torino senza l’idea di salone che è venuta formandosi in più di trent’anni di storia: una manifestazione di tutta l’editoria italiana, eterogenea, aperta a ogni istanza culturale e non dominata da esigenze commerciali. Ciò è stato possibile, oltre che per l’opera di chi anno dopo anno ha saputo farla crescere e anche diventare sempre più internazionale, per la presenza di garanzia degli enti pubblici e per i loro finanziamenti.

Questa nostra posizione non vuole giustificare gli errori che sono stati compiuti in passato e l’assurdo protrarsi anno dopo anno di una situazione di emergenza. E soprattutto ci auguriamo che a pagare questi errori non debbano essere i fornitori e i dipendenti, e questo lo abbiamo più volte ribadito.

Ma qui vogliamo parlare del futuro del Salone, e riteniamo di dover incoraggiare le istituzioni a seguire nella strada intrapresa quest’estate, percorso momentaneamente interrotto dalle dimissioni del presidente Bray. Massimo Bray ha dato in questi due anni un grande contributo al Salone, è stato persona di equilibrio in una fase delicata. Siamo spiaciuti per le sue dimissioni, ma rispettiamo le ragioni che lo hanno indotto a questa scelta, e soprattutto lo ringraziamo per quello che ha fatto e dato al Salone del libro.

Non capiamo perché questo incidente di percorso, che richiede semplicemente la nomina di un nuovo presidente, debba rimettere tutto in discussione, se non per ragioni che con il Salone non hanno niente che vedere. Nessuno per ora sa come andrà a finire, se il Salone resterà nella disponibilità pubblica o se finirà in mani private, ma auspichiamo davvero che si realizzi la prima ipotesi, l’unica che permetterà la piena indipendenza del direttore editoriale, che scongiurerà inevitabili conflitti di interessi, garantirà la presenza degli editori nel comitato di indirizzo e manterrà viva questa idea di Salone.

In uno scenario di questo tipo, le competenze private che si sono rese disponibili a scendere in campo potranno rivestire un ruolo importante per collaborare agli aspetti logistici, organizzativi e gestionali. Purché l’anima del Salone, la parte culturale, rimanga pubblica e quindi di tutti, lettori, autori, editori.